“Siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.”

Ci sono tante cose che non vorrei dimenticare, magari le scriverò, e un giorno, ritrovandole, piangerò di nuovo ricordando occhi e sorrisi, la sensazione fisica dello stringerti, più ancora quella dell’essere abbracciata da te, e la tua voce.
Quel momento, all’alba, in cui mi hai chiesto il numero di telefono, con l’espressione ansiosa e lievemente imbarazzata di chi si sta scoprendo per la prima volta.
Canzoni che sono tue e lo resteranno, ed altre che hanno già cambiato nome; frammenti di discorsi e situazioni, e tutti i progetti condivisi e i sogni rimasti incompleti.
I fiori che volevi mandarmi e non mi hai più mandato, “perché temevo potessi travisare”.
Il tragitto che abbiamo fatto insieme sotto l’ombrello, mentre tu mi stringevi fortissimo a te e la pioggia scrosciava senza pietà.
Tutti gli istanti in cui sembrava dovesse arrivare quel tuo bacio che non è arrivato mai.
Le lacrime, il magone, la sensazione di non essere neppure più il tuo splendido rifugio segreto.

È ora di andare: troppe volte ho creduto di voltar pagina, fingendo di non accorgermi che avevo lasciato un segnalibro, ben evidente, nel mezzo di un romanzo che non dovrei più riaprire, perché, semplicemente, non merita una rilettura.

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