“Chi naviga nel mar delle sensualità si sbarca al porto delle miserie.”

Giorno 3 – Danny Zucco diventa il sex symbol di via Po:

quel pomeriggio, Danny è venuto a prendermi al lavoro, ci siamo fermati a bere qualcosa in un bar, godendoci la primavera e fumando le mie sigarette (come è accaduto per tutta la settimana, peraltro), siamo tornati a casa, ci siamo “divertiti”, lavati, sistemati e, belli come il sole, abbiamo raggiunto un locale in centro per un’interessante serata musicale.

Eravamo seduti ad un tavolino fuori dal locale, sotto i portici. Al tavolo di fianco a noi, una coppia: lui un hipster in vistoso ritardo anagrafico: pelato, baffi a manubrio, camicia a quadri, bermuda e anfibi bordeaux. Lei capelli biondi vaporosi, occhioni azzurri sgranati dietro gli occhiali e una voce assurda, un misto tra Paperino e Jessica di “Viaggi di nozze”.

A metà serata, Danny mi lascia sola al tavolo per andare in bagno e mi ritrovo coprotagonista di una delle conversazioni più assurde della mia pur variegata esistenza non appena la tizia, anche lei rimasta sola, con la sua voce ridicola (vi prego: immaginatela!), mi apostrofa:

– scusa, ma quello è il tuo ragazzo?

– si, certo

Lei sgrana ancora di più gli occhioni, ammicca e aggiunge:

– se fosse il mio ragazzo non lo lascerei mai da solo!

Io penso “ma tu guarda questa brutta troia!” e chiedo ragguagli:

– perché scusa? È solo andato in bagno.

Occhiata complice di chi la sa lunga:

– se è solo andato in bagno non dovrebbe star via più di un paio di minuti. Se sta di più dovresti incazzarti e lasciarlo!

– ma cosa vuoi che faccia? Il locale non è nemmeno affollato!

– appunto! Perché dovrebbe attardarsi di più, allora? Eccolo che arriva: almeno un po’ dovresti fargliela pagare!

Conclusa in questo modo la conversazione, si gira e ricomincia a guardare altrove.

Poco dopo arrivano al locale alcuni miei amici e, mentre chiacchieriamo, la ragazza che era con loro attacca bottone con Danny e, dopo nemmeno dieci minuti, sento chiaramente che gli chiede il suo contatto facebook, che lui fornisce pure sorridendo lusingato!

– mi ero stoltamente messa in casa un sex symbol, e non lo sapevo!

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Giorno 4: quest’uomo sa fare una cosa sola.

quella mattina mi sono svegliata e mi sono precipitata al lavoro, dopo aver sottolineato più volte a Danny che entro quella sera avrebbe dovuto terminare quanto era venuto a fare a Torino, dato che mi aveva chiesto di prendere due giorni di ferie per andare insieme a vedere due mostre e l’allestimento del nuovo museo egizio – un programma di tutto rispetto.

Verso le undici mi collego a Facebook e lo vedo bel bello intento a caricare le foto scattate durante la visita torinese (tutte tranne le uniche due che avevamo fatto insieme, perché non era venuto abbastanza bene. Si, è anche un vanesio di prim’ordine), gli scrivo e, con dolcezza, giuro, lo invito ad uscire di casa per andare a terminare questo benedetto lavoro. Mezz’ora dopo è ancora lì, che cazzeggia beato su Facebook. A quel punto mi sono innervosita, l’ho chiamato e gli ho spiegato che doveva proprio muovere il culo: sembravo sua madre, e questa cosa ha aumentato il mio nervoso.

Nel pomeriggio viene a prendermi al lavoro e, rientrati in casa, trovo due luci accese (su tre stanze totali di casa) e il solito bagno allagato, non ce l’ho fatta e ho dato fuori di matto: era talmente palese che aveva trascurato tutto perché si era attardato troppo su Facebook (!), come un ragazzino di sedici anni, che mi è venuto spontaneo trattarlo da tale. Inoltre, trovo estremamente irritante e di cattivo gusto tenere un comportamento tanto superficiale in casa d’altri.

Cosa fa il nostro beniamino per recuperare? Frigna. Proprio così: inizia con una serie di pietosi tentativi di giustificarsi e termina con una giaculatoria di lamentele sul suo essersi rifugiato in Facebook perché, dopo il periodo in cui si era trasferito a Torino, ha perso tutti gli amici e i contatti che aveva nella città natia – si, mi sono fatta delle domande, e poi, con pazienza davvero “materna”, gli ho spiegato un paio di regole base su come si sta al mondo.

Giuro, che in realtà, volevo ucciderlo. Si è salvato solo perché ha smesso di piagnucolare e ha finto di tirar fuori un po’ di decisione e di ironia. La parentesi è finita nell’unico modo alternativo all’omicidio possibile, e devo confessare che è stata anche parecchio soddisfacente.

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…to be continued.

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