“Preferisco litigare con te che fare l’amore con chiunque altro.”

Qualche tempo fa ho – finalmente! – rivisto mr. Wrong.

Gli ultimi mesi sono trascorsi all’insegna del “faccio un passo indietro e non ti chiederò più nulla”, conditi da varie discussioni telematiche e provocazioni (mie) e ripicche (sue); a quanto pare, le acque si sono finalmente calmate e mi ha proposto di vederci.

Ho accettato l’invito, il fatto che ioloamo!  e sarà così in saecula saeculorum, e anche che lui si pone nei miei confronti esclusivamente come amico, ma al contempo ho scoperto come si sentono gli eroinomani quando, finalmente, riescono a farsi: appena ha varcato la soglia di casa mia e mi ha attratta a sé abbracciandomi,  ho capito cosa vuol dire essere finalmente in pace.

Tutto era dove avrebbe dovuto essere, e mi sono chiesta come possa, anche lui, non sentire la stessa cosa.

Abbiamo parlato, bevuto, discusso, mi ha perfino chiesto chi fosse Diabolik (non poteva non essersene accorto!) e, come ogni volta, è stato magnifico anche litigare, con lui.

Alla fine, quel che vorrei è che lui stesse sempre con me.

Così, come scriveva Salinas, non posso che accettare che “dove sono stata con te, si va solo con te, attraverso te”, ed aspettare che accada o che passi, provando ad impiegare il tempo nel miglior modo possibile.

– e qualche idea parecchio stuzzicante, in ogni caso, l’abbiamo!

“Il capodanno è il momento per fare i vostri buoni propositi. La settimana successiva potrete cominciare a piastrellarci la strada per l’inferno, come al solito.”

La seconda parte del 2014 è stata complicata e controversa persino più della prima, e questo dovrebbe spiegare il mio lungo silenzio su questi schermi. Ho fatto fatica a star dietro agli avvenimenti (tutta fuffa, ahimè, non vi impressionate!) e ancora di più a metterli su carta, e qualche pressante situazione lavorativa non ha aiutato.
A questo punto, nasce la necessità di tirare le fila dei discorsi rimasti in sospeso e ripartire di slancio, perché di cose da dire ce n’è, e non sono nemmeno poche.
Ho quindi approntato un breve e schematico resoconto relativo ai soggetti di cui si è parlato finora in questi fogli virtuali, così da poter disquisire agevolmente dei nuovi, tragicomici, eventi ed introdurre nuovi protagonisti.

Teddy: ha provato più volte a riallacciare i rapporti, ricevendo solamente graziosi due di picche. Dopo i suoi pessimi exploit in stile “ma fuori dal letto nessuno pietà” wannabe (chi non ricordasse potrà rinfrescarsi la memoria qui), non è proprio più cosa. Mai più.

Spiegel: dopo i baci appassionati e le ancora più appassionanti dichiarazioni (che potete trovare qui e qui), ha concluso che dovevamo “restarci vicino, come amici, dato che quanto accaduto ha contribuito ad avvicinarci, in modo da capire quali progetti abbiamo l’uno per l’altra. Se il nostro rapporto deve evolvere lo farà naturalmente” (devo ancora capire, esattamente, cosa volesse dire, in effetti!)
Tempo due mesi, in cui ci siamo visti qualche volta comportandoci come quegli amici tra cui c’è un’attrazione talmente evidente che TUTTI non fanno altro che scherzarci su, causando imbarazzi di livello altissimo, ed ha accettato una proposta di lavoro a SURAT: ci resterà per i prossimi due anni.
Un uomo in fuga, ma credo che questa esperienza non possa che fargli bene.

Mr. Wrong: ioloamo! E questo, purtroppo, non è – ancora – cambiato, ma dopo un anno di ambiguità, amore platonico chepiùintensononsipuò ma pur sempre platonico, liti, ore di parole, litri di vino, allontanamenti e ritorni, in una parola: il delirio, ho deciso di fare un passo indietro ed allontanarmi.
È una dichiarazione di resa, la mia: semplicemente, non ce la faccio più.
Fa male, ed è difficile, ma stringo i denti e vado avanti, per ora. Non so cosa accadrà, perché molto dipende da come si comporterà lui, in caso decidesse di reagire al mio allontanamento.

Azzerati gli arretrati, non mi resta, infine, che dichiarare pubblicamente il nuovo, appassionante, unico obiettivo che ho per il 2015 che è: la figaggine, ovviamente con lo scopo esclusivo di attirare, al pari di un’insegna luminosa (cit.), ancora più allocchi, in modo da avere sempre a disposizione materiale appassionante per questo sordido blog.

Stay tuned!

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“Non dire che vuoi regalare: regala. Non riuscirai mai a soddisfare un’attesa.”

Una volta, non molto tempo fa, mi hai scritto che non dovevo più regalarti nulla, o avresti finito col sentirti in difetto. Io ho risposto che per rimetterti in pari avresti potuto tranquillamente farmi dei regali anche tu.
Ecco: questo sarebbe il momento perfetto per una sorpresa, non per forza una sorpresa da film, anche una cosa piccola, ma significativa.

Ho amato così tanto l’espressione raggiante e stupita che c’era sul tuo volto quando ti ho dato il primo libro che ti ho regalato, al punto che è stato quasi un regalo che ho fatto a me stessa, più che a te, e so che anche tu ami rendere felici le persone a cui vuoi bene. Allora, sorprendimi: mi basterebbe riuscire a fare almeno una delle cose che abbiamo progettato insieme, anche una delle più piccole, come – ad esempio – tornare a casa e trovarti lì, mentre finisci di preparare la cena.
Pensandoci, non sarebbe poi tanto una sorpresa, visto che dovrei darti le chiavi o farti entrare in casa prima di andarmene. No, dovrò pensare a qualcos’altro!

Potresti organizzare una delle famose gite di cui abbiamo parlato tanto, e stare via un giorno intero, solo tu ed io, oppure mi basterebbe – vedi? Alla fine mi accontento di poco! – che mi raggiungessi, senza dirmi nulla, ad uno qualsiasi degli eventi o delle serate a cui partecipo, perché hai voglia di vedermi e di stupirmi.
Sarei felice, felicissima, ma il regalo più grande sarebbe la certezza del tuo amore, e questo bacio che attendo da ormai troppo tempo…

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“Se i tuoi occhi non mi fanno più dormire…”

Io vorrei che tu oggi arrivassi con un mazzo di tulipani colorati perché, da uomo attento ai dettagli quale ti reputi, sai che sono i miei fiori preferiti e perché, a ben guardare, qualcosa da farti perdonare ce l’hai.
Vorrei che arrivassi semplicemente così, con i fiori in una mano e nell’altra il mio destino e il tuo sorriso più bello: non ci sarebbe bisogno di dire niente, ‘che se c’è una cosa vera, è che noi ci capiamo anche senza parlare; forse ancora di più senza parlare.
In questo modo, coi fiori, il sorriso e i tuoi occhi, mi faresti capire che hai capito, e che va bene così come siamo, perché quando si è innamorati, si amano anche le fragilità dell’altro.
A volte, soprattutto quelle.
Vorrei che tutto diventasse all’improvviso semplice, e bello, e limpido, e che passassimo il tempo a sentirci vicini, con la carne, magari, oltre che con l’anima e le parole; solo io, te e i tulipani.

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“Someone who’ll help me see things in a different light…”

Non ci siamo andati, a bere questa famosa birra, io e mr. Wrong.
Non ci siamo andati perché lui ha cambiato in corsa la sua proposta, ed è venuto a casa mia. A cena.
Ho anche dovuto cucinare, io che odio farlo, ma – inutile mentire – l’ho fatto volentieri. L’ho fatto con piacere.
Non abbiamo bevuto una birra, ma tre bottiglie di vino, bianco, e lui è andato via alle cinque e mezza. Per essere precisi, erano le cinque e trentotto.
Una notte intera.
Abbiamo parlato per tutta la notte, e le parole hanno riempito casa mia con tutte le emozioni che ci siamo regalati, parlando con naturalezza di molte cose vissute, dalle piccole gioie ai grandi dolori.
Abbiamo parlato e bevuto e parlato, delle cose del mondo e delle nostre, ci siamo guardati negli occhi e mostrati i tatuaggi, e il tempo passava in un lampo: ho guardato l’orologio a mezzanotte ed un momento dopo erano le tre, e l’unica cosa che ci preoccupava era che quel tempo non fosse sufficiente – infatti non ci è bastato.
Lui è così sbagliato e così fantastico, anche quando svela una debolezza o mostra una cicatrice, e ancora di più quando accoglie le mie, o mi fa ridere con battute inaspettate, e venir voglia di cantare.
E anche se lui è l’uomo più fantastico e sbagliato che esista, e – con ogni probabilità – potrebbe voler essere solo un mio amico, io sono felice di questa notte, e del fatto che il tempo non ci sia bastato, e vogliamo averne dell’altro, di tempo così intimo e libero.
Nonostante i timori, e le pizie che mi predicono sofferenza e lacrime, vada come vada, io ne voglio ancora di tempo così da dividere con lui, ne voglio avere finché mi renderà felice, e mi farà venire voglia di cantare.

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“Io canto, le mani in tasca canto, la voce in festa canto, la banda in testa canto.”

Cosa mi passa per la testa?
Non è facile dirlo e neppure saperlo… Ho iniziato a scrivere un nuovo post due giorni fa, ma non l’ho ancora finito.
Ho anche iniziato un lavoro, al lavoro, ma non ho terminato neppure quello.
Lasciamo perdere tutte le commissioni che avevo da fare, e la casa da sistemare.
Io è da lunedì pomeriggio che ho solo voglia di cantare, e non dovrei, oh no, proprio non dovrei, sono anche stonata. Invece ho questa voglia di cantare canzoni gioiose e piene di amore (moderno, magari, ma sempre amore), come questa, che in effetti si piazza al primo posto della playlist mentale – che vergogna.
Non sto facendo altro da più di quarantott’ore: sembro una stramaledetta principessaDisney (Belle, per favore, se proprio devo essere una cazzo di principessaDisney, almeno che sia Belle!) che se ne va in giro cantando e facendo giravolte con i suoi enormi occhioni stellati perchè l’uomo più fantastico e più sbagliato della Terra le ha detto che “dovremmo berci una birra, una volta”.
Canto perchè alla fine nelle situazioni complicate ci sguazzo, mi fanno sentire viva. E perchè lui è emotivamente pericoloso, non come Teddy. E questo vuol dire una cosa sola: guai in arrivo!
Aiuto.

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