“Il peggiore odio è quello che nasce dalla putrefazione dell’amore.”

Giorno 1 – tutti i nodi vengono al pettine:

la domenica pareva filar via tranquilla e, con la prospettiva di una settimana di convivenza ad alto tasso di momenti bollenti, ho proposto di uscire, quella sera: la band di alcuni miei amici suonava in un pub vicino a casa, volevo presenziare, presentarlo a taluni dei miei più stretti sodali e – soprattutto – cenare fuori.

Danny ne è entusiasta, considerato che ama molto la musica, i concerti, Torino e la vita sociale. Sembra tutto perfetto, troppo a pensarci bene, ma chi fa caso a come balla, mentre sta ballando?

Sono così presa che quasi non mi accorgo che il mio affascinante Zucco inizia a far trapelare i primi, inquietanti, segnali, manifestando una serie di tic che si susseguono in sequenza precisa: strizza gli occhi, muove il collo in avanti, solleva la spalla destra (muovendo il braccio che vi è attaccato, ovviamente).

Una parte del mio cervello nota la cosa e la abbina al fatto che, in effetti, da quando è arrivato ha chiesto il mio parere (ha chiesto conferme, Carrie, la verità è che ha chiesto conferme) praticamente su qualsiasi cosa dovesse fare nell’immediato o nel lontano futuro: inizio a capire di aver davanti un uomo piuttosto fragile, ma perché pensarci adesso?! – metto la testa sotto la sabbia e mi preparo per il debutto in società (truccarsi è stato un casino, con tutta quella sabbia negli occhi!).

La serata è filata via liscia come l’olio, sono anche riuscita a nascondere il mio turbamento quando ho ricevuto un messaggio da mr. Wrong che voleva raggiungermi “almeno per una birra insieme, così ti vedo e ti mostro il mio nuovo tatuaggio” – due mesi senza vederci e quale domenica sceglie? Nell’indecisione tra uccidere un incolpevole Danny Zucco o lasciarmi morire, gli ho detto che non potevamo vederci per la prima volta in vita mia. Avrei potuto invitarlo al pub, ma non volevo ferire Danny: che bella stupida persona che sono!

In compenso, Danny ha conquistato tutti con i suoi modi gentili e la sua cultura, a tal punto che uno dei miei amici più cari, il mio unico inarrivabile Socio, avrebbe voluto che lo sposassi seduta stante!

Quando siamo tornati a casa, però, la prima fonte di irritazione: avremmo dovuto alzarci presto, l’indomani mattina, ed era già l’una passata, ma per riuscire a dormire ho dovuto attendere che lui terminasse di controllare il suo profilo facebook, pubblicasse video di canzoni varie dopo averne ascoltate altrettante, infine, mi è toccato cedere alla stanchezza ed invitarlo ripetutamente a venire a letto – manco i ragazzini.

Giorno 2 – il sesso ti fa prendere decisioni strane:

la mattina ha l’odio in bocca, soprattutto se tu devi correre al lavoro e il tizio che ha dormito accanto a te (e che deve anche lui uscire di casa con una certa celerità) non vuole saperne di svegliarsi, alzarsi e prepararsi in un tempo congruo: sono arrivata al lavoro con mezz’ora di ritardo, lasciando dietro di me una scia di irritazione, astio, e acqua: oltre ad aver letteralmente allagato il bagno, questo dandy del nuovo millennio, si è infilato l’accappatoio da me gentilmente fornito, ha ignorato la salvietta per asciugarsi i piedi, da me altrettanto gentilmente fornita, ha indossato le ciabatte (quelle se le era portate da casa) ed ha iniziato ad aggirarsi bellamente tra soggiorno e camera da letto, sgocciolando ovunque – io ho il parquet in tutta la casa, bagno escluso.

Desideravo ardentemente eliminarlo e pure con l’aggravante della crudeltà mentale (magari anche tramite qualcosa di simile alla scossa di Lamù!), ma ho deciso di risparmiarlo per non ritardare ulteriormente il mio arrivo al lavoro.

Al mio ritorno, però, sono stata oggetto di attenzioni e desiderio e coprotagonista di una performance talmente calda e soddisfacente da trovare sic et simpliciter la soluzione per l’indomani: io sarei uscita per conto mio, lasciandogli tutto il tempo che desiderava per prepararsi e – argh! – le chiavi di casa.

L’idea ha migliorato la situazione, ma non è stata risolutiva.

…to be continued.

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“Il peggiore odio è quello che nasce dalla putrefazione dell’amore.”

Giorno 1 – tutti i nodi vengono al pettine:

la domenica pareva filar via tranquilla e, con la prospettiva di una settimana di convivenza ad alto tasso di momenti bollenti, ho proposto di uscire, quella sera: la band di alcuni miei amici suonava in un pub vicino a casa, volevo presenziare, presentarlo a taluni dei miei più stretti sodali e – soprattutto – cenare fuori.
Danny ne è entusiasta, considerato che ama molto la musica, i concerti, Torino e la vita sociale. Sembra tutto perfetto, troppo a pensarci bene, ma chi fa caso a come balla, mentre sta ballando?
Sono così presa che quasi non mi accorgo che il mio affascinante Zucco inizia a far trapelare i primi, inquietanti, segnali, manifestando una serie di tic che si susseguono in sequenza precisa: strizza gli occhi, muove il collo in avanti, solleva la spalla destra (muovendo il braccio che vi è attaccato, ovviamente).
Una parte del mio cervello nota la cosa e la abbina al fatto che, in effetti, da quando è arrivato ha chiesto il mio parere (ha chiesto conferme, Carrie, la verità è che ha chiesto conferme) praticamente su qualsiasi cosa dovesse fare nell’immediato o nel lontano futuro: inizio a capire di aver davanti un uomo piuttosto fragile, ma perché pensarci adesso?! – metto la testa sotto la sabbia e mi preparo per il debutto in società (truccarsi è stato un casino, con tutta quella sabbia negli occhi!).

La serata è filata via liscia come l’olio, sono anche riuscita a nascondere il mio turbamento quando ho ricevuto un messaggio da mr. Wrong che voleva raggiungermi “almeno per una birra insieme, così ti vedo e ti mostro il mio nuovo tatuaggio” – due mesi senza vederci e quale domenica sceglie? Nell’indecisione tra uccidere un incolpevole Danny Zucco o lasciarmi morire, gli ho detto che non potevamo vederci per la prima volta in vita mia. Avrei potuto invitarlo al pub, ma non volevo ferire Danny: che bella stupida persona che sono!
In compenso, Danny ha conquistato tutti con i suoi modi gentili e la sua cultura, a tal punto che uno dei miei amici più cari, il mio unico inarrivabile Socio, avrebbe voluto che lo sposassi seduta stante!
Quando siamo tornati a casa, però, la prima fonte di irritazione: avremmo dovuto alzarci presto, l’indomani mattina, ed era già l’una passata, ma per riuscire a dormire ho dovuto attendere che lui terminasse di controllare il suo profilo facebook, pubblicasse video di canzoni varie dopo averne ascoltate altrettante, infine, mi è toccato cedere alla stanchezza ed invitarlo ripetutamente a venire a letto – manco i ragazzini.

Giorno 2 – il sesso ti fa prendere decisioni strane:

la mattina ha l’odio in bocca, soprattutto se tu devi correre al lavoro e il tizio che ha dormito accanto a te (e che deve anche lui uscire di casa con una certa celerità) non vuole saperne di svegliarsi, alzarsi e prepararsi in un tempo congruo: sono arrivata al lavoro con mezz’ora di ritardo, lasciando dietro di me una scia di irritazione, astio, e acqua: oltre ad aver letteralmente allagato il bagno, questo dandy del nuovo millennio, si è infilato l’accappatoio da me gentilmente fornito, ha ignorato la salvietta per asciugarsi i piedi, da me altrettanto gentilmente fornita, ha indossato le ciabatte (quelle se le era portate da casa) ed ha iniziato ad aggirarsi bellamente tra soggiorno e camera da letto, sgocciolando ovunque – io ho il parquet in tutta la casa, bagno escluso.
Desideravo ardentemente eliminarlo e pure con l’aggravante della crudeltà mentale (magari anche tramite qualcosa di simile alla scossa di Lamù!), ma ho deciso di risparmiarlo per non ritardare ulteriormente il mio arrivo al lavoro.
Al mio ritorno, però, sono stata oggetto di attenzioni e desiderio e coprotagonista di una performance talmente calda e soddisfacente da trovare sic et simpliciter la soluzione per l’indomani: io sarei uscita per conto mio, lasciandogli tutto il tempo che desiderava per prepararsi e – argh! – le chiavi di casa.
L’idea ha migliorato la situazione, ma non è stata risolutiva.

…to be continued.

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“Preferisco litigare con te che fare l’amore con chiunque altro.”

Qualche tempo fa ho – finalmente! – rivisto mr. Wrong.

Gli ultimi mesi sono trascorsi all’insegna del “faccio un passo indietro e non ti chiederò più nulla”, conditi da varie discussioni telematiche e provocazioni (mie) e ripicche (sue); a quanto pare, le acque si sono finalmente calmate e mi ha proposto di vederci.

Ho accettato l’invito, il fatto che ioloamo!  e sarà così in saecula saeculorum, e anche che lui si pone nei miei confronti esclusivamente come amico, ma al contempo ho scoperto come si sentono gli eroinomani quando, finalmente, riescono a farsi: appena ha varcato la soglia di casa mia e mi ha attratta a sé abbracciandomi,  ho capito cosa vuol dire essere finalmente in pace.

Tutto era dove avrebbe dovuto essere, e mi sono chiesta come possa, anche lui, non sentire la stessa cosa.

Abbiamo parlato, bevuto, discusso, mi ha perfino chiesto chi fosse Diabolik (non poteva non essersene accorto!) e, come ogni volta, è stato magnifico anche litigare, con lui.

Alla fine, quel che vorrei è che lui stesse sempre con me.

Così, come scriveva Salinas, non posso che accettare che “dove sono stata con te, si va solo con te, attraverso te”, ed aspettare che accada o che passi, provando ad impiegare il tempo nel miglior modo possibile.

– e qualche idea parecchio stuzzicante, in ogni caso, l’abbiamo!

“Il capodanno è il momento per fare i vostri buoni propositi. La settimana successiva potrete cominciare a piastrellarci la strada per l’inferno, come al solito.”

La seconda parte del 2014 è stata complicata e controversa persino più della prima, e questo dovrebbe spiegare il mio lungo silenzio su questi schermi. Ho fatto fatica a star dietro agli avvenimenti (tutta fuffa, ahimè, non vi impressionate!) e ancora di più a metterli su carta, e qualche pressante situazione lavorativa non ha aiutato.
A questo punto, nasce la necessità di tirare le fila dei discorsi rimasti in sospeso e ripartire di slancio, perché di cose da dire ce n’è, e non sono nemmeno poche.
Ho quindi approntato un breve e schematico resoconto relativo ai soggetti di cui si è parlato finora in questi fogli virtuali, così da poter disquisire agevolmente dei nuovi, tragicomici, eventi ed introdurre nuovi protagonisti.

Teddy: ha provato più volte a riallacciare i rapporti, ricevendo solamente graziosi due di picche. Dopo i suoi pessimi exploit in stile “ma fuori dal letto nessuno pietà” wannabe (chi non ricordasse potrà rinfrescarsi la memoria qui), non è proprio più cosa. Mai più.

Spiegel: dopo i baci appassionati e le ancora più appassionanti dichiarazioni (che potete trovare qui e qui), ha concluso che dovevamo “restarci vicino, come amici, dato che quanto accaduto ha contribuito ad avvicinarci, in modo da capire quali progetti abbiamo l’uno per l’altra. Se il nostro rapporto deve evolvere lo farà naturalmente” (devo ancora capire, esattamente, cosa volesse dire, in effetti!)
Tempo due mesi, in cui ci siamo visti qualche volta comportandoci come quegli amici tra cui c’è un’attrazione talmente evidente che TUTTI non fanno altro che scherzarci su, causando imbarazzi di livello altissimo, ed ha accettato una proposta di lavoro a SURAT: ci resterà per i prossimi due anni.
Un uomo in fuga, ma credo che questa esperienza non possa che fargli bene.

Mr. Wrong: ioloamo! E questo, purtroppo, non è – ancora – cambiato, ma dopo un anno di ambiguità, amore platonico chepiùintensononsipuò ma pur sempre platonico, liti, ore di parole, litri di vino, allontanamenti e ritorni, in una parola: il delirio, ho deciso di fare un passo indietro ed allontanarmi.
È una dichiarazione di resa, la mia: semplicemente, non ce la faccio più.
Fa male, ed è difficile, ma stringo i denti e vado avanti, per ora. Non so cosa accadrà, perché molto dipende da come si comporterà lui, in caso decidesse di reagire al mio allontanamento.

Azzerati gli arretrati, non mi resta, infine, che dichiarare pubblicamente il nuovo, appassionante, unico obiettivo che ho per il 2015 che è: la figaggine, ovviamente con lo scopo esclusivo di attirare, al pari di un’insegna luminosa (cit.), ancora più allocchi, in modo da avere sempre a disposizione materiale appassionante per questo sordido blog.

Stay tuned!

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“Siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.”

Ci sono tante cose che non vorrei dimenticare, magari le scriverò, e un giorno, ritrovandole, piangerò di nuovo ricordando occhi e sorrisi, la sensazione fisica dello stringerti, più ancora quella dell’essere abbracciata da te, e la tua voce.
Quel momento, all’alba, in cui mi hai chiesto il numero di telefono, con l’espressione ansiosa e lievemente imbarazzata di chi si sta scoprendo per la prima volta.
Canzoni che sono tue e lo resteranno, ed altre che hanno già cambiato nome; frammenti di discorsi e situazioni, e tutti i progetti condivisi e i sogni rimasti incompleti.
I fiori che volevi mandarmi e non mi hai più mandato, “perché temevo potessi travisare”.
Il tragitto che abbiamo fatto insieme sotto l’ombrello, mentre tu mi stringevi fortissimo a te e la pioggia scrosciava senza pietà.
Tutti gli istanti in cui sembrava dovesse arrivare quel tuo bacio che non è arrivato mai.
Le lacrime, il magone, la sensazione di non essere neppure più il tuo splendido rifugio segreto.

È ora di andare: troppe volte ho creduto di voltar pagina, fingendo di non accorgermi che avevo lasciato un segnalibro, ben evidente, nel mezzo di un romanzo che non dovrei più riaprire, perché, semplicemente, non merita una rilettura.

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“Non dire che vuoi regalare: regala. Non riuscirai mai a soddisfare un’attesa.”

Una volta, non molto tempo fa, mi hai scritto che non dovevo più regalarti nulla, o avresti finito col sentirti in difetto. Io ho risposto che per rimetterti in pari avresti potuto tranquillamente farmi dei regali anche tu.
Ecco: questo sarebbe il momento perfetto per una sorpresa, non per forza una sorpresa da film, anche una cosa piccola, ma significativa.

Ho amato così tanto l’espressione raggiante e stupita che c’era sul tuo volto quando ti ho dato il primo libro che ti ho regalato, al punto che è stato quasi un regalo che ho fatto a me stessa, più che a te, e so che anche tu ami rendere felici le persone a cui vuoi bene. Allora, sorprendimi: mi basterebbe riuscire a fare almeno una delle cose che abbiamo progettato insieme, anche una delle più piccole, come – ad esempio – tornare a casa e trovarti lì, mentre finisci di preparare la cena.
Pensandoci, non sarebbe poi tanto una sorpresa, visto che dovrei darti le chiavi o farti entrare in casa prima di andarmene. No, dovrò pensare a qualcos’altro!

Potresti organizzare una delle famose gite di cui abbiamo parlato tanto, e stare via un giorno intero, solo tu ed io, oppure mi basterebbe – vedi? Alla fine mi accontento di poco! – che mi raggiungessi, senza dirmi nulla, ad uno qualsiasi degli eventi o delle serate a cui partecipo, perché hai voglia di vedermi e di stupirmi.
Sarei felice, felicissima, ma il regalo più grande sarebbe la certezza del tuo amore, e questo bacio che attendo da ormai troppo tempo…

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“Se i tuoi occhi non mi fanno più dormire…”

Io vorrei che tu oggi arrivassi con un mazzo di tulipani colorati perché, da uomo attento ai dettagli quale ti reputi, sai che sono i miei fiori preferiti e perché, a ben guardare, qualcosa da farti perdonare ce l’hai.
Vorrei che arrivassi semplicemente così, con i fiori in una mano e nell’altra il mio destino e il tuo sorriso più bello: non ci sarebbe bisogno di dire niente, ‘che se c’è una cosa vera, è che noi ci capiamo anche senza parlare; forse ancora di più senza parlare.
In questo modo, coi fiori, il sorriso e i tuoi occhi, mi faresti capire che hai capito, e che va bene così come siamo, perché quando si è innamorati, si amano anche le fragilità dell’altro.
A volte, soprattutto quelle.
Vorrei che tutto diventasse all’improvviso semplice, e bello, e limpido, e che passassimo il tempo a sentirci vicini, con la carne, magari, oltre che con l’anima e le parole; solo io, te e i tulipani.

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“Someone who’ll help me see things in a different light…”

Non ci siamo andati, a bere questa famosa birra, io e mr. Wrong.
Non ci siamo andati perché lui ha cambiato in corsa la sua proposta, ed è venuto a casa mia. A cena.
Ho anche dovuto cucinare, io che odio farlo, ma – inutile mentire – l’ho fatto volentieri. L’ho fatto con piacere.
Non abbiamo bevuto una birra, ma tre bottiglie di vino, bianco, e lui è andato via alle cinque e mezza. Per essere precisi, erano le cinque e trentotto.
Una notte intera.
Abbiamo parlato per tutta la notte, e le parole hanno riempito casa mia con tutte le emozioni che ci siamo regalati, parlando con naturalezza di molte cose vissute, dalle piccole gioie ai grandi dolori.
Abbiamo parlato e bevuto e parlato, delle cose del mondo e delle nostre, ci siamo guardati negli occhi e mostrati i tatuaggi, e il tempo passava in un lampo: ho guardato l’orologio a mezzanotte ed un momento dopo erano le tre, e l’unica cosa che ci preoccupava era che quel tempo non fosse sufficiente – infatti non ci è bastato.
Lui è così sbagliato e così fantastico, anche quando svela una debolezza o mostra una cicatrice, e ancora di più quando accoglie le mie, o mi fa ridere con battute inaspettate, e venir voglia di cantare.
E anche se lui è l’uomo più fantastico e sbagliato che esista, e – con ogni probabilità – potrebbe voler essere solo un mio amico, io sono felice di questa notte, e del fatto che il tempo non ci sia bastato, e vogliamo averne dell’altro, di tempo così intimo e libero.
Nonostante i timori, e le pizie che mi predicono sofferenza e lacrime, vada come vada, io ne voglio ancora di tempo così da dividere con lui, ne voglio avere finché mi renderà felice, e mi farà venire voglia di cantare.

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“Coloro che leggono molti libri vivono in un sogno, e il veleno sottile che penetra nei loro cervelli li rende insensibili al mondo reale.”

Una passione smodata per la lettura è una delle peggiori sventure che possano capitarvi in dote fin da bambini: è giusto che la gente lo sappia e la smetta di incoraggiare i propri figli ad aprire la propria mente e a stimolare fantasia e capacità cognitive leggendo.
Certo, poi ci sono i casi davvero disgraziati, ci sono quelli come me, che con questa “malattia” ci sono proprio nati e non sanno farne a meno, tanto che quando soffro o sono preoccupata per qualcosa non divento inappetente (nei casi più gravi, anche: una combinazione letale!), ma smetto di leggere. Non ci riesco, mi si chiude l’emisfero sinistro – probabilmente perché il destro dà di matto.
I miei genitori erano così felici di questa mia inclinazione, che l’hanno coltivata e nutrita, ricoprendomi di libri, fiabe sonore, giornalini, fumetti, romanzi fin dalla più tenera età, aggiungendovi poi i film perché anche quelli, vogliamo mica dimenticarceli? Erano così fieri di avere una figlia che non faceva i capricci per ottenere giocattoli e merendine, ma che a otto anni ha rivoltato tutta la Standa finchè non le hanno comperato la versione integrale di “Piccole donne”… – Maledetti, pagheranno anche questa!

Suppongo che ancora non vi siate accorti del pericolo che cela il crescere leggendo, ma non temete, vado subito a disvelare l’arcano.
Troppi libri, troppi film, troppa musica, in generale troppe storie, hanno distorto irrimediabilmente la mia capacità critica e minato per sempre la capacità di tenere i famosi “piedi per terra”, con conseguenze tragiche per la mia psiche.
Il fatto è questo: una mente così iperstimolata diventerà inevitabilmente una mente fantasiosa, e tu inizierai a fantasticare su ogni cosa, creando mondi meravigliosi, certo, ma dando anche forma al nemico numero uno dell’uomo e della donna moderni: LE ASPETTATIVE.
Avere delle aspettative, negli anni ’10 (e fin dagli anni doppio zero, aggiungo) è deleterio, perché sono così raramente realizzabili, e costano un tale sforzo personale, che è meglio averne poche alle volta, piccole e ben distribuite, per non rischiare di incappare nella frustrazione e nella rabbia che le aspettative deluse sempre portano con sé, e non essere costretti a spendere una fortuna in termini di tempo e danaro, per una terapia psicologica finalizzata ad imparare a gestire i fallimenti personali e il crollo dei sogni.

Il dramma è che tenere a bada una mente così ricca di storie aneddoti e spunti è un’impresa titanica, e molto spesso impossibile.
Ma chi, almeno una volta nella vita, non ha sperato nel colpo di scena sensazionale, quello che ribalta completamente la situazione, rovesciando le sorti del protagonista con qualcosa di totalmente inaspettato, se non insperato?
Chi non si è trovato, dopo un appuntamento tanto atteso, ma poi andato male, a cercare di prolungare il più possibile la serata, dilatando persino il tempo normalmente impiegato per attraversare la strada ed aprire il portone di casa, invocando il classico finale di centinaia di romanzi e film d’amore, con l’altro che all’improvviso ti rincorre e finalmente ti bacia/dice che ti ha sempre amato/chiede di sposarlo, insomma, quel che più desideravate accadesse?
Ecco: io sono campionessa mondiale di uscite di scena rallentate (e non solo per quanto riguarda le situazioni sentimental/sessuali) e vivo, mio malgrado, in costante attesa del brivido del colpo di scena, di quell’impensabile che all’improvviso ti cambia la vita che sia trovare l’uomo dei sogni (si, va beh, non ci credo così tanto) o incontrare John Galliano e diventarne la musa.

Vi renderete conto da soli che, per quanto possa essere bello avere un variegato mondo interiore, nella vita questo conduce ad un duplice ordine di conseguenze- e spesso l’una non esclude l’altra.
Reazione numero 1: siccome hai fatto un tot di anni di analisi ti conosci bene, cerchi di tenere a tutti i costi i piedi per terra, facendo della razionalità la tua bandiera, cosa che ti impedisce di intuire anche i più eclatanti messaggi emotivi (leggi: ti rendi conto che uno ci sta provando solo quando sei contro un muro e le sue labbra sono pericolosamente vicine alle tue/Galliano ti invia un contratto di assunzione in qualità di “musa”, già ampiamente sottoscritto da lui).
Reazione numero 2: speri talmente tanto che una cosa accada il tal giorno in tal modo che poi, quando non succede, dai fuori di matto e passi una giornata (solo una perché sei andata un tot di anni in analisi!) a piangere ad intervalli regolari, disperandoti perché la tua vita è infame, ingrata, non va dove vorresti che vada, mai una gioia, terremoto e tragedia.

Ecco: è esattamente quanto mi è accaduto sabato scorso.
Pur applicando all’affairemr. Wrong la reazione numero 1 con ostinazione e pervicacia, ogni tanto scivolo nella numero 2, di conseguenza avevo ormai deciso che venerdì ci saremmo visti per bere questa ormai famosa birra (lo avevo deciso perché io ero libera da impegni, fondamentalmente); quando la cosa non si è verificata ho dato fuori di matto avuto una reazione inconsulta – complice anche una sindrome premestruale decisamente aggressiva – e mi sono disperata per quasi tutta la giornata di sabato, perché i mie piani vanno sempre a monte e i miei desideri, anche più piccoli, non si avverano mai.
– Lo so, me ne rendo conto anche io.
Oggi.

I rimedi per questo genere di cose, si sa, sono piuttosto classici, e quindi il risultato finale del film che mi ero fatta si può sintetizzare nel seguente modo:
– acquisto online di un fantastico tappeto in stile shabby per il mio bagno,
– cena fuori con amici, rigorosamente cinese perché in questi casi ci vogliono le schifezze
– sbronza colossale e dominio delle piste da ballo fino alle sei del mattino.
Considerato che la mia mente, allenata da letture continue e variegate fin dalla più tenera età, è in grado di partorire intere saghe televisive, direi che mi è andata bene, e che quelli devoluti alla mia analista sono stati soldi decisamente ben spesi.

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“L’unico modo di liberarsi di una tentazione è cedervi.”

Qualche sera fa sono uscita con la mia cara Gynepraio per un piacevolissimo aperitivo con annesso incontro al vertice sul tema mr. Wrong, ‘che la nostra desiderava saperne di più e, sotto sotto ma nemmeno troppo, intavolare un serrato dibattito sul tema: fino a quanto sei disposta ad abbassare l’asticella dei requisiti minimi  pur di avere l’uomo che ti piace?
Sorvolerò sul fatto che a causa di questa donna io adesso desidero ardentemente un genosociogramma e un certificato gemmologico (il brillocco l’ho sempre voluto, ma ignoravo l’importanza dell’annesso “pezzo di carta”!), addentrandomi nella vexata quaestio di cui sopra.

La prima cosa da fare è sgomberare il campo da ipotesi e illazioni, proprio come ho fatto con Gyne, e chiarire subito che mr. Wrong è sbagliatissimo per un unico, semplice e, ai miei occhi, gravissimo motivo: è sposato e si è anche riprodotto (una volta sola, per fortuna).
Ora, da quanto si dice in giro, questo matrimonio sarebbe finito da eoni, ma le parti in causa non si sarebbero ancora separate per via della creatura. Altra cosa risaputa e riconosciuta è la sua specchiatissima ed immacolata reputazione: non si è mai parlato di tresche, intrallazzi, inciuci strani, e considerato che lo conosco da ormai cinque anni e che il nostro giro comune è relativamente piccolo, ritengo questo suo ritratto pubblico decisamente affidabile, nel senso di corrispondente alla realtà.
Bene, cioè… male, dato che in ogni caso lui sposato lo è , come ben so e come mi è stato puntualmente fatto notare. Certo, non c’è nulla di male ad andare a bere una birra con un amico con cui si è sempre chiacchierato assiduamente dei temi più disparati, ma è inutile menare il can per l’aia: il sospetto che il suo invito non fosse del tutto innocente è sostenuto da una tale mole di indizi da formare ben più di una prova, e io probabilmente me la sto anche un po’ raccontando, perché l’idea di non andarci mi provoca reazioni psicosomatiche quali prurito, attacchi di tosse e secchezza delle fauci (la controindicazione preferita da tutti gli scrittori di bugiardini d’Italia).
Il suo matrimonio dovrebbe essere un ostacolo invalicabile non solo per ovvi scrupoli etico-morali, che peraltro ho, ma anche perché è una caratteristica “negativa” nell’ottica della scelta di un potenziale partner, al pari del fatto che l’ipotetico soggetto ascolti Gigi D’Alessio, indossi le Hogan e voti forza Italia – tutte cose che ovviamente mr. Wrong non fa, in quanto uomo teoricamente perfetto per me.

Quel che mi ha chiesto Gynepraio è: perché una parte di te è disposta a soprassedere sul fatto che un uomo impegnato che “si guarda in giro” non è il tipo di partner che vorresti, mentre sei intransigente su tutta una serie di altre cose?
Avrei potuto ribattere che è perché mi sono arresa all’idea che un amore-come-lo-vorrei-io non possa esistere (come già specificato qui) e quindi vivo le passioni che mi si presentano senza desiderare di costruire nulla di più, ma non sarebbe una risposta onesta, perché mr. Wrong non è Teddy e di lui potrei anche innamorarmi, con conseguenze facilmente immaginabili.
Il fatto è che lui è, per me, talmente perfetto da rappresentare un’occasione troppo ghiotta per poter essere tralasciata a priori. L’istinto di protezione che dovrebbe evitare a ciascuno di noi di infilarsi in situazioni potenzialmente rischiose scompare davanti all’insopportabile  idea del rimpianto.
Insomma, posso tollerare con più facilità l’idea di star male “per amore” (che è una delle cose che maggiormente aborro, sia chiaro) , nonché per il rimorso, che non quella di rimpiangere il non sapere come sarebbe andata a finire qualora decidessi di non accettare l’invito.
Il fatto che io non lo ritenga il tipico farfallone e l’insieme di tutte le caratteristiche positive che ho avuto modo di trovare in lui fino ad oggi, unito alla mia profonda allergia per il rimpianto, fanno sì che io possa valutare l’idea di uscire con questo uomo sposato.
Alla fine, come spesso accade, è il rapporto tra considerazioni positive e considerazioni negative a determinare il nostro agire, e non un mero misuratore di caratteristiche considerate singolarmente.

Probabilmente andrò a bere qualcosa con lui, ma questo non vuol dire che accetterò un’eventuale avance, nonostante io sia nata lo stesso giorno di Oscar Wilde ed abbia sempre pensato che questo dovesse pur significare qualcosa!

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