“Ti può tradire anche l’amico migliore”

L’attrazione tra Red e Carrie, dopo l’epifania di cui vi ho parlato in questo post, si era fatta ormai palpabile, come amano scrivere nei romanzetti con pretese erotiche.
Mi piacerebbe raccontarvi di incontri clandestini, coperti dagli alibi più disparati e fantasiosi, di baci rubati nell’angolo più buio o dietro le colonne dei locali notturni, di tormenti, crisi di coscienza e decisioni sentimentali da prendere, pianti e tragedie.
Vorrei descrivervi minuziosamente di come la scintilla interiore che si era accesa quella notte al Wipe Out abbia originato il più inestingubile e passionale degli incedi, di come i nostri protagonisti – giovani, belli, dannati e semidisoccupati – si siano messi contro tutto e tutti pur di dare corpo (doppi sensi che si sprecano!) ai loro desideri e vivere una storia da Una vita esagerata.

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Lo vorrei davvero, e lo avrei voluto allora, ma non accadde nulla di tutto questo.
Red e Carrie non hanno mai parlato di quanto stesse accadendo tra loro, in quei giorni di primavera, neppure negli anni a venire. Neppure quando Red tornò single, e libertino com’era sempre stato.
Lei fece finta di niente, dissimulando tremiti e desideri, e lui anche, limitandosi a qualche battuta maliziosa quando aveva bevuto un po’ troppo – il che accadeva tutti i weekend.
Avevano entrambi troppo da perdere, perché il deflagrare di una situazione del genere avrebbe distrutto il loro gruppo di amici e, la verità, questo fu il motivo principale – non detto, ma chiaro ad entrambi – per cui decisero di soprassedere.

Ci sono principi oltre i quali non si può andare, neppure per la passione più travolgente e, anche col senno di poi, credo di aver fatto la scelta più giusta per quelli che erano i tempi, e la mia vita di allora.
Nonostante il gruppo sia esploso comunque, una manciata di anni più tardi, nonostante i tradimenti, le cattiverie e la tristezza che sono venuti dopo. Nonostante tutto, credo ancora di aver fatto la scelta più giusta, anche se mi capita di chiedermi se ne sia valsa la pena, considerato che nessuno è stato mai altrettanto nobile e delicato con me. Nessuno.
Si diventa adulti anche così, anche scoprendo con amarezza che non esiste al mondo una persona di cui ci si possa fidare ciecamente, neppure se stessi.
L’amore e la passione andrebbero vissuti, sempre e fino in fondo, con la capacità di rischiare e di perdere la testa, ma non ad ogni costo: c’è un prezzo che non sono disposta a pagare, e non immolerò mai le mie amicizie sull’altare del malefico putto alato – nonostante non abbiano esitato ad immolare me – e non una volta sola – o a tradirmi nei modi peggiori, magari convincendosi perfino di non aver fatto nulla di male, se non addirittura il mio bene.
La mia personale visione del mondo mi obbliga, quantomeno in relazione a quanto ho di più caro, ovvero amici e famiglia, a non compromettere la mia integrità, e mi auguro di non diventare mai il Giuda della situazione.
In ogni caso, un uomo che mi mettesse in condizione di scegliere a quale parte di me rinunciare, non sarebbe sicuramente degno di godere dei miei favori.

…Ah, in effetti una storia di baci negli angoli bui o nascosti dietro le colonne dei locali ce l’ho, una volta o l’altra potrei raccontarvela!

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“È il grande inganno, la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti.”

Cit Turin (dal piemontese: piccola Torino) è un delizioso quartiere storico, adiacente al centro vero e proprio della città, e caratterizzato da bellissimi palazzi d’epoca in stile Liberty, Déco e Neogotico. In uno di questi, risalente al 1890, mi pregio di abitare da ormai un anno e mezzo: è un condominio grande, diviso in tre scale, che attorniano la corte interna. La tipologia di inquilini è variegata, essendo composta da giovani universitari, giovani coppie, giovani single, famiglie, coppie di anziani e anziane signore sole.
La mia dirimpettaia, in particolare, è un fulgido esempio di come si possa invecchiare bene, trattandosi di un’arzilla vecchietta ultraottantenne, che mi dice sempre che faccio bene ad uscire e a divertirmi il più possibile finché sono giovane, che tiene sotto controllo costante tutta l’area condominiale, coadiuvata dalla signora del piano di sopra, un po’ più giovane, ma dotata dello stesso stile.

Il mio post precedente dovrebbe aver svelato che condivido con buona parte delle mie amicizie la passione per la musica rock e metal, con quel che ne consegue a livello di aspetto esteriore, in sintesi: ho molti amici dalle lunghe e folte chiome e dal look vagamente aggressivo.
Dopo soli quattro mesi dal mio trasferimento si è verificato il primo episodio di blando interessamento, da parte del vicinato anziano, alla mia vita privata: un amico era passato a prendermi e stava aspettando sotto al portone che scendessi; mentre stavo chiudendo la porta di casa spunta dalle scale la signora del piano di sopra: “Buonasera signorina, c’è un suo amico che l’aspetta sotto”. Io la guardo perplessa e, incuriosita, chiedo: “Ma come fa a sapere che si tratta proprio di un mio amico?” Lei, serafica e sorridente, forte della sua logica inoppugnabile: “Eh, è un ragazzo alto coi capelli lunghi…”

Giunge l’estate e, in un assolato pomeriggio di luglio, rientro a casa dal lavoro e incontro sul pianerottolo la mia dirimpettaia con la figlia, una signora sui sessant’anni, che ancora non conoscevo.
La vicina mi presenta come la nuova condomina e sua figlia, sorridendo, mi dice: “Ah! Ma quindi è lei la signorina che frequenta solo capelloni giganteschi!” – Sì, ha detto proprio “giganteschi”, e a questo punto mi pare utile specificare che i tre maggiori frequentatori di casa mia effettivamente sono sul metro e novanta, e che trattasi di tre miei amici. Amici e basta (va bene, la Bestia è un ex ma, da ormai due anni, siamo solo amici).

Neanche venti giorni dopo, scene da un condominio, ennesima puntata: è mattina e sto stendendo il bucato prima di andare al lavoro. Spunta anche l’anziana dirimpettaia: “Buongiorno signorina, vedo che stende solo cose da donna.” Io rispondo, educatamente: “Per forza signora, qui abito solo io”, lei serafica: “Eh, ancora non ha deciso quale capellone prendere come inquilino fisso?!”
Appena mi sono riavuta dall’esser rimasta di sale, ho informato la signora che i capelloni che bazzicano casa mia sono miei buoni amici, e basta, ma lei mi ha guardata ridacchiando, come a dire “sei furba tu!” ed è rientrata in casa dicendo: “Peccato, un bel ragazzone grande ci vorrebbe proprio nella scala, CHE NON SI SA MAI”!!!

Questa mattina esco di casa per venire al lavoro e, sul pianerottolo, incontro una combo decisamente letale: la solita anziana dirimpettaia (che non vedevo da un po’) insieme alla signora del secondo piano; mi guardano e già tremo.
Prende il via l’ennesima conversazione surreale:
Anziana dirimpettaia: “Buongiorno signorina, allora ha finalmente scelto un fidanzato definitivo!” (si, è un’affermazione la sua)
Vicina: “Ah, guardi, tra tutti quelli che ho visto finora (ammiccamento nella mia direzione), questo è sicuramente quello più particolare, ma non mi pare male come giovanotto.”
Sorridono, sinceramente felici per me, che ho smesso di saltare di fiore in fiore per accasarmi definitivamente.
Non so se non mi sono sentita di frantumare la loro gioia mattutina o se ero troppo basita per reagire, ma ho biascicato uno “scappo al lavoro, buona giornata” e sono andata via.
Adesso è dalle 8,40 che mi chiedo: ma a chi diavolo si riferivano questa volta?! Chi sarà mai il mio fidanzato ufficiale secondo il condominio?!

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