“In amore, non c’è disastro più spaventoso che la morte dell’immaginazione.”

Gli ex sono una sorta di entità aliena con cui ti tocca fare i conti per il resto della tua vita, anche quelli – pochi – con cui hai mantenuto un rapporto di amicizia, anche salda e sincera, perché come amici sono una cosa, come ex restano entità a sé stanti.
Perché ci farai i conti tutta la vita? Perché ogni esperienza, bella o brutta, breve o protratta, ti cambia, e dopo la “relazione” con un qualsiasi essere umano, a meno che tu non abbia il cervello e l’emotività di paramecio, non puoi dire di essere la stessa persona di prima, proprio come non è possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume (almeno questo è ormai assodato, no?), e talvolta i segni di questi cambiamenti riemergono in te anche a distanza di tempo, nel bene e nel male.
Ora, io con il termine “ex”, per brevità, intendo un ampio ventaglio di situazioni, non limitate ai fidanzamenti ufficiali, ma ricomprendenti ogni qualsivoglia tipo di legame: da quello esclusivamente sessuale, all’amore platonico, al flirt che sembra non finire mai, ma nemmeno sbocciare, eccetera eccetera.
Terminate le doverose premesse, devo dire che in molti casi, quando il tempo aveva ormai messo la giusta distanza tra me e i fatti, ho dovuto riconoscere che se le cose non avevano funzionato, alla fine ci avevo guadagnato. Ma davvero, non come la volpe e l’uva.
Alla fin fine ci sono sempre dei motivi se una storia non dura, o non si sviluppa, o dura solo un tot, e quando si riesce ad analizzare gli accadimenti con lucidità, il più delle volte si scopre che, nell’economia generale della nostra vita, è stato molto meglio così, e che abbiamo anche imparato qualcosa in più su noi stessi e le altre persone.
Io, per esempio, dalle mie ultime due storie, pure “bianche” (quelle situazioni di flirt perenne che però non prendono mai il volo), ho rimediato qualche trauma (che mi ha rispedita felicemente nel mondo delle relazioni puramente ludiche!), ma anche la consapevolezza che, probabilmente, sarebbe stato molto peggio ritrovarsi fidanzata ad uno dei due, persone meravigliose come amici e cavalier serventi (lo sono tuttora), ma terrificanti come partner.
Infatti, anche oggi, grazie al più comune dei social network ho potuto ammirarne le gesta, e provare un senso di sollievo delizioso.
Esiste un altro modo in cui puoi sentirti vedendo un uomo intelligente, attraente, affascinante e pure artista, continuare a provarci con una racchia tremenda fanciulla poco avvenente che quando – a detta di lui – dovevano rivedersi ad una serata si è presentata con un altro, limonandoci duro per tutta la sera?
E cosa puoi pensare se non “SFIGATO”, quando vieni a sapere che lui, quella sera, ci ha provato lo stesso nel momento in cui l’altro si era allontanato per andare al cesso? Daiiiiii!
Tutto, ma non posso proprio concepire di stare con un uomo senza dignità (e senza capelli, ma questa è un’altra faccenda!)
E cosa dire dell’altro, che continua a dire di volere una storia seria, per poi invaghirsi solo di donne conosciute via internet e residenti ad almeno quattrocento chilometri dalla mole? Soprattutto: dopo ogni fallimento (maddai!) continua a postare terrificanti link inneggianti al fatto che le donne che rifiutano i bravi ragazzi in favore degli stronzi meritano che loro poi le facciano soffrire. Ma tu non sei un bravo ragazzo, gioia, sei un uomo di trentacinque (35!!!) anni incapace di avere una storia reale perché è posseduto da Calimero!
Ecco, davanti a queste continue conferme di idiozia sentimentale (per il resto amici fantastici, lo giuro) io mi sento felice e grata come chi ha appena scansato un fosso con l’auto, e ringrazio il mio dio (Freddie Mercury, per la precisione) ogni volta che mi si presenta l’occasione, per aver fatto sì che non quagliassimo, con buona pace dei mesi di sclero che mi sono autoinflitta.
Vi state chiedendo perché, prima, fossi innamorata di loro?
Perché sono, sfera sentimentale esclusa, persone davvero fantastiche. E perché io ho evidentemente avuto un’embolia che ha disattivato una parte del mio cervello per almeno un paio d’anni, ovvio!

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