“Meno dici, meno dovrai ritrattare.”

Le cose con Diabolik non stanno prendendo la piega che mi auspicavo e, non so davvero come mai, non mi stupisce del tutto. In buona sostanza, si è reso protagonista di una delle ritrattazioni più memorabili dai tempi di quella fatta dal sig. Sheffield ai danni della povera tata Francesca, non so se mi spiego!

(i non acculturati potranno prenderne visione qui).

Il fatto è che mi sono leggermente stancata di questo ennesimo tira e molla telematico, in bilico tra ambiguità e sfacciataggine (sua) e ho deciso di spingere un po’ sull’acceleratore ed ingranare, quantomeno, la terza, considerato che di godermi il panorama in seconda ne ho decisamente abbastanza.

Non l’avessi mai fatto! È partito immediato il messaggio di richiamo all’ordine: “Carrie, è di un’amicizia che stiamo parlando, vero? Perché sai bene qual è la mia situazione, io sto cercando di salvare il mio rapporto di coppia.”

Ho risposto che nessuno stava pensando di accasarsi, ma che, se non intendeva aggiungere dei benefits alla nostra friendship, poteva evitare allusioni e ambiguità, ‘che da queste parti si è un po’ stufi di cantare “parole parole parole, soltanto parole, parole tra noi” e si preferirebbe di gran lunga passare ai fatti, ogni tanto.

Lui, da vero cuor di leone, è scomparso fino a sera inoltrata, salvo manifestarsi – come nulla fosse accaduto – con il consueto messaggio della buonanotte: ebbene sì, quest’uomo continua imperterrito e inscalfibile ad inviarmi il messaggio del buongiorno e quello della buonanotte OGNI SINGOLO GIORNO.

Why? Pecchè?! (cit.): ho smesso di chiedermelo.

La domanda che, invece, continuo a farmi è: chi diavolo ero e chi ho ammazzato nella mia vita precedente per meritarmi una simile sequela di imbecilli senza perdono ma ricchi di fascino (se non fossero affascinanti, non li prenderei in considerazione e sarebbe tutto più facile)? 

Eh si, perché nel momento stesso in cui scrivo per annunciare alla blogosfera la prematura dipartita di Diabolik, su cui tante speranze avevamo riposto, si sta consumando l’ennesimo dramma dell’assurdo, ma questa è una storia che merita di essere raccontata al meglio, in un post tutto suo.

 

  

“Preferisco litigare con te che fare l’amore con chiunque altro.”

Qualche tempo fa ho – finalmente! – rivisto mr. Wrong.

Gli ultimi mesi sono trascorsi all’insegna del “faccio un passo indietro e non ti chiederò più nulla”, conditi da varie discussioni telematiche e provocazioni (mie) e ripicche (sue); a quanto pare, le acque si sono finalmente calmate e mi ha proposto di vederci.

Ho accettato l’invito, il fatto che ioloamo!  e sarà così in saecula saeculorum, e anche che lui si pone nei miei confronti esclusivamente come amico, ma al contempo ho scoperto come si sentono gli eroinomani quando, finalmente, riescono a farsi: appena ha varcato la soglia di casa mia e mi ha attratta a sé abbracciandomi,  ho capito cosa vuol dire essere finalmente in pace.

Tutto era dove avrebbe dovuto essere, e mi sono chiesta come possa, anche lui, non sentire la stessa cosa.

Abbiamo parlato, bevuto, discusso, mi ha perfino chiesto chi fosse Diabolik (non poteva non essersene accorto!) e, come ogni volta, è stato magnifico anche litigare, con lui.

Alla fine, quel che vorrei è che lui stesse sempre con me.

Così, come scriveva Salinas, non posso che accettare che “dove sono stata con te, si va solo con te, attraverso te”, ed aspettare che accada o che passi, provando ad impiegare il tempo nel miglior modo possibile.

– e qualche idea parecchio stuzzicante, in ogni caso, l’abbiamo!

“Subito dopo essere vivi, la fatica più grossa è fare del sesso.”

Quando ero giovane avevo due certezze nella vita: la seconda è che non dovevo fidarmi delle promesse dei ragazzi, perché la maggior parte di loro avrebbe perfino venduto la propria madre ai mercanti di schiavi pur di – perdonate il francesismo – farsela dare.

Al liceo, infatti, le ragazze più popolari non erano tanto le più belle, quanto quelle di cui si sapeva che, genericamente, “la davano”.

Da qualche anno a questa parte non è più così: gli uomini sono le nuove donne e hanno deciso di tenere il loro prezioso membro ben al sicuro nei calzoni, casomai si sciupasse, utilizzandolo.

Evoluzione e centinaia di anni di rivoluzione culturale non hanno cambiato i nostri impulsi biologici, ma solo le modalità attraverso le quali questi si esplicano e si soddisfano.

Oggi, sempre più di frequente, l’appagamento delle pulsioni del maschio contemporaneo è limitato a parole ed immagini. Sembra non esserci più spazio per l’incontro fisico, per le notti di passione, per l’appagamento reale dei sensi.

Non c’è più spazio neppure per l’emozione intensa ( la si può ritenere adrenalinica o dolorosa, si può non essere eticamente d’accordo, ma sempre intensa rimane) del tradimento; di questi tempi persino questo si consuma quasi esclusivamente sul terreno del virtuale. I rischi sono limitati, gli eventuali danni circoscritti: forse questa cosa fa pensare ai maschietti che lo perpetrano che non è così, che non si tratta di un tradimento vero e proprio, che non stanno mancando di rispetto alle loro compagne o mettendo in dubbio l’amore che provano per loro. Sbagliano. 

Non conosco nessuna donna che possa tollerare a cuor leggero il pensiero del proprio compagno che passa giorni interi con gli attributi in erezione perché sta scambiando messaggi con un’altra che considera estremamente eccitante. 

Non solo, guardiamo la cosa da un altro punto di vista: quello dell’altra, l’oggetto – momentaneo -del desiderio. Magari lei stava scrivendo ad un suo amico, dopo essersi incrociati casualmente. Magari come d’abitudine parlavano di libri, grande passione comune, oppure si stavano confidando un qualche accadimento. All’improvviso la “conversazione” cambia tono, diventa insinuante e poi via via più esplicita: l’amico rivela di essere stato da sempre “incuriosito” dal lato erotico di lei, di aver pensato più volte a come sarebbe stato fare sesso insieme e di aver immaginato luoghi, modi e situazioni. Dopo qualche giorno il discorso, rigorosamente scritto, si fa più hard e si conclude con la dichiarazione esplicita: se fossi single verrei a letto con te anche adesso.

Peccato però che l’amico non sia affatto single al momento, anzi: è fidanzatissimo da tempo. Peccato che magri anche lei, proprio in seguito alla sorpresa della rivelazione, abbia fatto più di un pensiero “impuro” sull’amico in questione. 

Lasciando da parte per un attimo ogni considerazione morale sul tradimento in sé, perché non appagare il desiderio ormai nato?

Perché privarsi della realizzazione fisica di un qualcosa che si è immaginato da tempo, costruito verbalmente per giorni?

L’uomo in questione si nasconde dietro uno scudo morale, dietro un comportamento che in realtà ha già rinnegato: vorrei farlo, ma non lo farò perché amo la mia compagna. Solo che lui la sua compagna l’ha già tradita più di una volta sul piano “virtuale”, che può sembrare disgiunto dalla realtà, ma non lo è.

I sentimenti e i desideri sono unici. Non abbiamo ancora – per fortuna! – sentimenti e desideri virtuali e sentimenti e desideri reali. Soprattutto non possono esistere una fedeltà reale ed una virtuale.

Non riesco a comprendere questi comportamenti, non riesco a sentirmi appagata dalla pura e semplice descrizione dell’atto, dal “cosatifarei”, dalla versione adulta del gioco del “facciamo” che tanto ci appassionava da piccoli.

Certo, descriversi alcune cose potrebbe essere un eccitante preludio, ma non siamo più bambini: le cose che vorremmo fare, nei limiti del possibile e prendendosi le proprie responsabilità, andrebbero fatte, altrimenti è meglio tacere. 

Parlare di una cosa, talvolta, equivale a farla accadere e, come ormai è risaputo, l’unico modo di liberarsi di una tentazione è cedervi. 

In qualche caso, prima che sia la tentazione a liberarsi di voi.