Single per Scelta?

È il mio primo reblog: non potevo che condividere questa analisi lucida, onesta, obiettiva.
– lei, poi, è fantastica!
Se già non la seguite, seguitela!

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Una delle domande che, in qualità di single, mi mette più in difficoltà ricevere è: “Sei single per scelta?“. All’apparenza non potrebbe che trattarsi di domanda retorica che a volte allude al fatto che tu sia single per volere di terzi in quanto affetta da qualche particolare forma di repellenza antropologica o biologica (tipo che soffri di reflusso e c’hai il fiato che manco lo zolfo sulfureo, oppure che sei una centrifuga-palle cronica, oppure che sei un cesso). Altre volte, invece, l’interlocutore s’aspetta che tu debba vomitare con disinvoltura, insieme alle tue interiora emotive, iddio sa quale illuminante verità sociale.

Ogni volta che la suddetta questione mi si pone, io vado in screen saver per qualche secondo, sulla mia faccia compaiono i pesciolini di Windows 98 e provo a pensare una risposta intelligente a una domanda demenziale.

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Perché, in verità, cosa significa essere single per scelta? Significa che…

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“Meno dici, meno dovrai ritrattare.”

Le cose con Diabolik non stanno prendendo la piega che mi auspicavo e, non so davvero come mai, non mi stupisce del tutto. In buona sostanza, si è reso protagonista di una delle ritrattazioni più memorabili dai tempi di quella fatta dal sig. Sheffield ai danni della povera tata Francesca, non so se mi spiego!

(i non acculturati potranno prenderne visione qui).

Il fatto è che mi sono leggermente stancata di questo ennesimo tira e molla telematico, in bilico tra ambiguità e sfacciataggine (sua) e ho deciso di spingere un po’ sull’acceleratore ed ingranare, quantomeno, la terza, considerato che di godermi il panorama in seconda ne ho decisamente abbastanza.

Non l’avessi mai fatto! È partito immediato il messaggio di richiamo all’ordine: “Carrie, è di un’amicizia che stiamo parlando, vero? Perché sai bene qual è la mia situazione, io sto cercando di salvare il mio rapporto di coppia.”

Ho risposto che nessuno stava pensando di accasarsi, ma che, se non intendeva aggiungere dei benefits alla nostra friendship, poteva evitare allusioni e ambiguità, ‘che da queste parti si è un po’ stufi di cantare “parole parole parole, soltanto parole, parole tra noi” e si preferirebbe di gran lunga passare ai fatti, ogni tanto.

Lui, da vero cuor di leone, è scomparso fino a sera inoltrata, salvo manifestarsi – come nulla fosse accaduto – con il consueto messaggio della buonanotte: ebbene sì, quest’uomo continua imperterrito e inscalfibile ad inviarmi il messaggio del buongiorno e quello della buonanotte OGNI SINGOLO GIORNO.

Why? Pecchè?! (cit.): ho smesso di chiedermelo.

La domanda che, invece, continuo a farmi è: chi diavolo ero e chi ho ammazzato nella mia vita precedente per meritarmi una simile sequela di imbecilli senza perdono ma ricchi di fascino (se non fossero affascinanti, non li prenderei in considerazione e sarebbe tutto più facile)? 

Eh si, perché nel momento stesso in cui scrivo per annunciare alla blogosfera la prematura dipartita di Diabolik, su cui tante speranze avevamo riposto, si sta consumando l’ennesimo dramma dell’assurdo, ma questa è una storia che merita di essere raccontata al meglio, in un post tutto suo.

 

  

“Preferisco litigare con te che fare l’amore con chiunque altro.”

Qualche tempo fa ho – finalmente! – rivisto mr. Wrong.

Gli ultimi mesi sono trascorsi all’insegna del “faccio un passo indietro e non ti chiederò più nulla”, conditi da varie discussioni telematiche e provocazioni (mie) e ripicche (sue); a quanto pare, le acque si sono finalmente calmate e mi ha proposto di vederci.

Ho accettato l’invito, il fatto che ioloamo!  e sarà così in saecula saeculorum, e anche che lui si pone nei miei confronti esclusivamente come amico, ma al contempo ho scoperto come si sentono gli eroinomani quando, finalmente, riescono a farsi: appena ha varcato la soglia di casa mia e mi ha attratta a sé abbracciandomi,  ho capito cosa vuol dire essere finalmente in pace.

Tutto era dove avrebbe dovuto essere, e mi sono chiesta come possa, anche lui, non sentire la stessa cosa.

Abbiamo parlato, bevuto, discusso, mi ha perfino chiesto chi fosse Diabolik (non poteva non essersene accorto!) e, come ogni volta, è stato magnifico anche litigare, con lui.

Alla fine, quel che vorrei è che lui stesse sempre con me.

Così, come scriveva Salinas, non posso che accettare che “dove sono stata con te, si va solo con te, attraverso te”, ed aspettare che accada o che passi, provando ad impiegare il tempo nel miglior modo possibile.

– e qualche idea parecchio stuzzicante, in ogni caso, l’abbiamo!

“Subito dopo essere vivi, la fatica più grossa è fare del sesso.”

Quando ero giovane avevo due certezze nella vita: la seconda è che non dovevo fidarmi delle promesse dei ragazzi, perché la maggior parte di loro avrebbe perfino venduto la propria madre ai mercanti di schiavi pur di – perdonate il francesismo – farsela dare.

Al liceo, infatti, le ragazze più popolari non erano tanto le più belle, quanto quelle di cui si sapeva che, genericamente, “la davano”.

Da qualche anno a questa parte non è più così: gli uomini sono le nuove donne e hanno deciso di tenere il loro prezioso membro ben al sicuro nei calzoni, casomai si sciupasse, utilizzandolo.

Evoluzione e centinaia di anni di rivoluzione culturale non hanno cambiato i nostri impulsi biologici, ma solo le modalità attraverso le quali questi si esplicano e si soddisfano.

Oggi, sempre più di frequente, l’appagamento delle pulsioni del maschio contemporaneo è limitato a parole ed immagini. Sembra non esserci più spazio per l’incontro fisico, per le notti di passione, per l’appagamento reale dei sensi.

Non c’è più spazio neppure per l’emozione intensa ( la si può ritenere adrenalinica o dolorosa, si può non essere eticamente d’accordo, ma sempre intensa rimane) del tradimento; di questi tempi persino questo si consuma quasi esclusivamente sul terreno del virtuale. I rischi sono limitati, gli eventuali danni circoscritti: forse questa cosa fa pensare ai maschietti che lo perpetrano che non è così, che non si tratta di un tradimento vero e proprio, che non stanno mancando di rispetto alle loro compagne o mettendo in dubbio l’amore che provano per loro. Sbagliano. 

Non conosco nessuna donna che possa tollerare a cuor leggero il pensiero del proprio compagno che passa giorni interi con gli attributi in erezione perché sta scambiando messaggi con un’altra che considera estremamente eccitante. 

Non solo, guardiamo la cosa da un altro punto di vista: quello dell’altra, l’oggetto – momentaneo -del desiderio. Magari lei stava scrivendo ad un suo amico, dopo essersi incrociati casualmente. Magari come d’abitudine parlavano di libri, grande passione comune, oppure si stavano confidando un qualche accadimento. All’improvviso la “conversazione” cambia tono, diventa insinuante e poi via via più esplicita: l’amico rivela di essere stato da sempre “incuriosito” dal lato erotico di lei, di aver pensato più volte a come sarebbe stato fare sesso insieme e di aver immaginato luoghi, modi e situazioni. Dopo qualche giorno il discorso, rigorosamente scritto, si fa più hard e si conclude con la dichiarazione esplicita: se fossi single verrei a letto con te anche adesso.

Peccato però che l’amico non sia affatto single al momento, anzi: è fidanzatissimo da tempo. Peccato che magri anche lei, proprio in seguito alla sorpresa della rivelazione, abbia fatto più di un pensiero “impuro” sull’amico in questione. 

Lasciando da parte per un attimo ogni considerazione morale sul tradimento in sé, perché non appagare il desiderio ormai nato?

Perché privarsi della realizzazione fisica di un qualcosa che si è immaginato da tempo, costruito verbalmente per giorni?

L’uomo in questione si nasconde dietro uno scudo morale, dietro un comportamento che in realtà ha già rinnegato: vorrei farlo, ma non lo farò perché amo la mia compagna. Solo che lui la sua compagna l’ha già tradita più di una volta sul piano “virtuale”, che può sembrare disgiunto dalla realtà, ma non lo è.

I sentimenti e i desideri sono unici. Non abbiamo ancora – per fortuna! – sentimenti e desideri virtuali e sentimenti e desideri reali. Soprattutto non possono esistere una fedeltà reale ed una virtuale.

Non riesco a comprendere questi comportamenti, non riesco a sentirmi appagata dalla pura e semplice descrizione dell’atto, dal “cosatifarei”, dalla versione adulta del gioco del “facciamo” che tanto ci appassionava da piccoli.

Certo, descriversi alcune cose potrebbe essere un eccitante preludio, ma non siamo più bambini: le cose che vorremmo fare, nei limiti del possibile e prendendosi le proprie responsabilità, andrebbero fatte, altrimenti è meglio tacere. 

Parlare di una cosa, talvolta, equivale a farla accadere e, come ormai è risaputo, l’unico modo di liberarsi di una tentazione è cedervi. 

In qualche caso, prima che sia la tentazione a liberarsi di voi. 

 


“Il fascino d’un uomo è sempre la donna a stabilirlo.”

I matrimoni sono, statisticamente, una delle situazioni più gettonate per fare nuove conoscenze e iniziare flirt interessanti. Chi sono io per smentire la statistica? Nessuno, infatti non la smentirò: la mia testimonianza vuole solo specificare che, nel mio caso, ai matrimoni (come in qualsiasi altro luogo, a quanto pare) conosco nuovi pazzi e inizio flirt deliranti. La primavera scorsa ho partecipato ad una riuscitissima festa di nozze e, per la sezione flirt deliranti, ho avuto la riprova che “si finisce sempre per dare il bacio della buonanotte alla persona sbagliata”, limonando duro con Spieghel e dando il via all’ennesima situazione psuedo sentimentale assurda della mia vita (per saperne di più sul ricciolone, clicca qui). Le selezioni per i nuovi pazzi, invece, sono sempre aperte e non solo accade di incontrarli nei luoghi e nei momenti più disparati, ma anche che manifestino la loro reale natura solo dopo molti mesi: è quanto è successo con il testimone dello sposo, che per motivi oggettivi e per sua privacy, chiameremo Diabolik (lo so, fumetti e cartoon spadroneggiano in questo blog, ma ognuno ha il background culturale che si merita). Ho chiacchierato con Diabolik dopo i baci con quell’altro, attraverso svariati cocktail e danze e subito prima di andare a svenire a letto, ed è stato la prima persona sveglia che ho incontrato la mattina dopo, quando sono scesa a fare colazione. Non il mio tipo, ma un bel tipo: carino, spiritoso, affascinante e dotato di compagna e figlio piccolo. Mixando gli ingredienti potrebbe cavarne un buon piatto solo un qualche re degli invention test, quindi decido di soprassedere in automatico. Lui, no. Mi chiede il contatto facebook e stringiamo amicizia: scopro una persona colta e molto affine a me per quel che riguarda interessi artistici e preferenze musicali, ma tutto resta nei normali confini dei normali rapporti tra normali conoscenti finché, mesi dopo, Diabolik non inizia un corteggiamento virtuale serratissimo, ai limiti dello stalking, e, soprattutto, pubblico. Confesso: inizialmente gli ho dato corda perché speravo che Mr. Wrong si ingelosisse, decidendo finalmente di uscire allo scoperto. Purtroppo non lo sapremo mai, perché è stato l’unico a fingere di non aver minimamente notato la cosa, mentre, da ottobre ad adesso, quasi chiunque si è sentito in dovere di chiedermi chi fosse questo Diabolik, così presente ed assiduo sulla mia bacheca facebook. Ovviamente, le pubbliche manifestazioni sono state accompagnate da scambi di messaggi privati che, come da copione, mi hanno permesso di scoprire un uomo estremamente interessante , affascinato e affascinante, divertente e molto, molto, molto in crisi con la compagna (la frase: “se non ci fosse mio figlio/a” rappresenta, in sostanza, il leit motiv del 2014 e inizio a temere che possa estendersi per osmosi anche al 2015). I messaggi privati sono diventati chat, le chat sono diventate telefonate e, tra una telefonata e l’altra, è nata spontanea la decisione di rivedersi, andando ad una mostra d’arte in quel di Milano e trascorrendo così l’intera giornata insieme. Giornata (che ve lo dico a fare?) assolutamente incantevole. Lo so, tutto urla “NON FARTI FREGARE, CARRIE!”, ma come nella migliore delle tradizioni romanzesche, la sventurata rispose (cit.), e si sta facendo fregare, imbarcandosi – questa volta col salvagente, però! – in un’altra storia all’insegna dell’ambiguità, dei non detti, e dell’assenza di prospettive. Il mio guaio è che sono come “Bocca di rosa”, io l’amore lo faccio solo per passione, e la passione conduce a soddisfare le proprie voglie: ecco, spero ardentemente che questa volta, almeno le mie voglie vengano soddisfatte, perché quando ci ho a che fare l’unica cosa che riesco a pensare è (come diceva la Marchesini): “quanto m’attizza, st’omo” !

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“Il capodanno è il momento per fare i vostri buoni propositi. La settimana successiva potrete cominciare a piastrellarci la strada per l’inferno, come al solito.”

La seconda parte del 2014 è stata complicata e controversa persino più della prima, e questo dovrebbe spiegare il mio lungo silenzio su questi schermi. Ho fatto fatica a star dietro agli avvenimenti (tutta fuffa, ahimè, non vi impressionate!) e ancora di più a metterli su carta, e qualche pressante situazione lavorativa non ha aiutato.
A questo punto, nasce la necessità di tirare le fila dei discorsi rimasti in sospeso e ripartire di slancio, perché di cose da dire ce n’è, e non sono nemmeno poche.
Ho quindi approntato un breve e schematico resoconto relativo ai soggetti di cui si è parlato finora in questi fogli virtuali, così da poter disquisire agevolmente dei nuovi, tragicomici, eventi ed introdurre nuovi protagonisti.

Teddy: ha provato più volte a riallacciare i rapporti, ricevendo solamente graziosi due di picche. Dopo i suoi pessimi exploit in stile “ma fuori dal letto nessuno pietà” wannabe (chi non ricordasse potrà rinfrescarsi la memoria qui), non è proprio più cosa. Mai più.

Spiegel: dopo i baci appassionati e le ancora più appassionanti dichiarazioni (che potete trovare qui e qui), ha concluso che dovevamo “restarci vicino, come amici, dato che quanto accaduto ha contribuito ad avvicinarci, in modo da capire quali progetti abbiamo l’uno per l’altra. Se il nostro rapporto deve evolvere lo farà naturalmente” (devo ancora capire, esattamente, cosa volesse dire, in effetti!)
Tempo due mesi, in cui ci siamo visti qualche volta comportandoci come quegli amici tra cui c’è un’attrazione talmente evidente che TUTTI non fanno altro che scherzarci su, causando imbarazzi di livello altissimo, ed ha accettato una proposta di lavoro a SURAT: ci resterà per i prossimi due anni.
Un uomo in fuga, ma credo che questa esperienza non possa che fargli bene.

Mr. Wrong: ioloamo! E questo, purtroppo, non è – ancora – cambiato, ma dopo un anno di ambiguità, amore platonico chepiùintensononsipuò ma pur sempre platonico, liti, ore di parole, litri di vino, allontanamenti e ritorni, in una parola: il delirio, ho deciso di fare un passo indietro ed allontanarmi.
È una dichiarazione di resa, la mia: semplicemente, non ce la faccio più.
Fa male, ed è difficile, ma stringo i denti e vado avanti, per ora. Non so cosa accadrà, perché molto dipende da come si comporterà lui, in caso decidesse di reagire al mio allontanamento.

Azzerati gli arretrati, non mi resta, infine, che dichiarare pubblicamente il nuovo, appassionante, unico obiettivo che ho per il 2015 che è: la figaggine, ovviamente con lo scopo esclusivo di attirare, al pari di un’insegna luminosa (cit.), ancora più allocchi, in modo da avere sempre a disposizione materiale appassionante per questo sordido blog.

Stay tuned!

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“Siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.”

Ci sono tante cose che non vorrei dimenticare, magari le scriverò, e un giorno, ritrovandole, piangerò di nuovo ricordando occhi e sorrisi, la sensazione fisica dello stringerti, più ancora quella dell’essere abbracciata da te, e la tua voce.
Quel momento, all’alba, in cui mi hai chiesto il numero di telefono, con l’espressione ansiosa e lievemente imbarazzata di chi si sta scoprendo per la prima volta.
Canzoni che sono tue e lo resteranno, ed altre che hanno già cambiato nome; frammenti di discorsi e situazioni, e tutti i progetti condivisi e i sogni rimasti incompleti.
I fiori che volevi mandarmi e non mi hai più mandato, “perché temevo potessi travisare”.
Il tragitto che abbiamo fatto insieme sotto l’ombrello, mentre tu mi stringevi fortissimo a te e la pioggia scrosciava senza pietà.
Tutti gli istanti in cui sembrava dovesse arrivare quel tuo bacio che non è arrivato mai.
Le lacrime, il magone, la sensazione di non essere neppure più il tuo splendido rifugio segreto.

È ora di andare: troppe volte ho creduto di voltar pagina, fingendo di non accorgermi che avevo lasciato un segnalibro, ben evidente, nel mezzo di un romanzo che non dovrei più riaprire, perché, semplicemente, non merita una rilettura.

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The Carrie Horror Picture Show – III° puntata*.

Motosega

Ed eccoci. Dulcis in fundo. Pur essendo il primo cronologicamente, l’ho lasciato qui perché, in confronto, le altre due case history non sono che le tartine di un aperitivo.

Gente, dovete credermi, io sono quasi commossa dall’onore all’idea di essere autorizzata a raccontare questa storia.

Corre il diciassettesimo anno della vita di Carrie. Che, come tutte le diciassettenni, conduce una vita relativamente morigerata, frequentando l’unico centro di aggregazione giovanile che il suo quartiere mette a disposizione ossia il classico oratorio, e in questa piccola comunità adolescenziale fa un giorno conoscenza con un coetaneo, diremmo, singolare.

Il fanciullo è alto come me con un kiwi in testa, dunque trenta centimetri meno di Carrie che già allora veniva chiamata quando c’era da tirar giù la roba dalle mensole, dal look discutibile, un po’ brufoloso, universalmente considerato poco avvenente. E di tendenze maniaco-depressive, ché vabbè, non si può aver tutto. Però scatta uno strano feeling, seguito da limonata e da cauta decisione di provare, sì, provare a stare insieme, ad essere, per la prima volta, una coppia.

Ora.
E’ piuttosto normale che un bruttarello di diciassette anni, eletto a fidanzato da una brunona formosa, possa sbarellare e manifestare reazioni imprevedibili. Ma quella di Motosega, non ancora ribattezzato tale e dopo vedremo perché, è allo stesso tempo plausibile e folle. In pratica, per capacitarsi che la magia sia realtà, il ragazzo decide di mettere periodicamente alla prova il proprio fascino con le altre, spiegando logicamente la cosa a Carrie nei seguenti termini: “Così mi accerto che non sia tu pazza ad avere scelto me; ma è solo per esperimento scientifico: se anche le altre ci stanno, io amo comunque te, e anzi, anche di più avendo verificato che pazza non sei”.

“Tu capisci che non foss’altro per mantenere una dignità dovevo quantomeno mollarlo tutte le volte,” spiega pacatamente Carrie.

Ma come poteva sapere, l’ignara diciassettenne, che tentare di mollare il fedifrago sarebbe equivalso a fare una passeggiata sul set di Nightmare e smarrire la strada?!

La prima volta, Carrie è su una panchina e chiacchiera con una amica. Il futuro Motosega, appena divenuto ex, le transita di fianco per un attimo e le conficca un coltello nel legno di fianco alla coscia.

La seconda volta, il futuro Motosega sale sul campanile (ricordiamo che lo spettrale scenario di tutto questo è l’oratorio) e minaccia di gettarsi di sotto; a Carrie tocca salire i duecentomiliardi di gradini di legno cigolante e andare di persona a contrattare la sopravvivenza del derelitto.

La terza volta lo cerca a casa, e la madre, dal citofono, le risponde che è in garage che sta manipolando il motorino.
Carrie lo raggiunge. Deve dirgli che ha saputo che trescava con la sua amica e che ha intenzione di non vederlo mai più.
“Sei sicura?” chiede il futuro Motosega, à la Laurence Olivier nel Maratoneta.
“Certo,” sentenzia Carrie, secondo planning.
“Proprio sicura?” richiede il futuro Motosega, pulendosi con calma le mani nello straccetto.
“Ho detto di sì,” ribadisce Carrie, come da tabella di marcia.
Motosega, conquistandosi in quel momento l’imperituro soprannome, si avvicina alla parete, stacca la motosega a benzina, dà il classico, scenografico strappo di accensione, e poi ripete la domanda.
“No amore, ti starò vicino tutta la vita,” cinguetta Carrie aderendo alla parete del garage come un poster.

Vorrete sapere come finì. Io ieri sera non aspettavo altro.
Insomma, come lo lasci uno dotato di una simile capacità di persuasione?!

“Quell’estate mi innamorai di un altro, e volevo dirglielo, ma mi pigliava un po’ male per quella faccenda del rischio di morte,” mi spiega Carrie. “Poi fortunatamente due mesi dopo gli hanno scassinato il garage, rubato motorino, auto e anche la motosega, e così non ho più avuto deterrenti.”

Io alla fine di questa storia c’avevo le lacrime agli occhi. Ma no dal ridere, eh?, dalla commozione proprio. Ora dite la vostra, ma ammè i racconti di vita di Carrie m’han fatto quasi venire la sindrome di Stendhal.

Grazie Carrie.
Dobbiamo uscire ancora più spesso.
Rita

*credits: written by the faboulous Rita!

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The Carrie Horror Picture Show – II° puntata*.

L’Harleysta Vergine

Cioè, insomma, che una si aspetta che la volta che conosce un fiero possessore e guidatore di Harley, ispido di piercing, in un’età in cui gli ormoni si esercitano quotidianamente al doppio carpiato con avvitamento, e oltretutto lo conosce grazie a una rete aziendale telematica per cui c’è pure la componente della distanza geografica ad arrapare gli animi e a pompare le aspettative verso i radi incontri, dicevo, una si aspetta che sian faville tipo esplosione del Krakatoa, Hiroshima, macchie solari e simulazione del Big Bang al Cern tutti insieme.

Dunque è con questa disposizione d’animo che Carrie si appresta a trascorrere la prima notte con questo allora ventitreenne centauro dagli occhi blu e la chioma bruna.
Dunque è con questa disposizione d’animo che Carrie attraversa la lunga, incandescente fase dei preliminari, talmente travolgente che quasi vorresti che non finissero mai.
Be’, quasi.

Ché quando Carrie sollecita un coronamento, Easy Rider si irrigidisce, intendo nello specifico con la spina dorsale, e dice “C’è un problema.”
“Non mi pare proprio,” dice Carrie osservando altre rigidità.
“No, il problema è che sono credente. E vorrei arrivare vergine al matrimonio. Possiamo dormire abbracciati però se vuoi.”
“E sarà bellissimo lo stesso?!”
chiosa Carrie, prima di girarsi dall’altra parte.

Ecco, io a una donna che ti spara la citazione colta in un momento di profonda frustrazione del genere, io come minimo le avrei regalato la moto.

*credits: written by the faboulous Rita!

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