“Il sesso è la cosa che richiede la minor quantità di tempo e provoca la maggior quantità di guai.”

A quanto pare, il 2015 è l’anno delle premesse fantastiche che sfociano in rapporti deludenti e dell’importazione di piacenti maschi forestieri, nel senso di provenienti da fuori città: in questo nuovo caso, dal profondo nord-est.Il nostro Danny Zucco ha vissuto ad Augusta Taurinorum, insieme alla sua di allora fidanzata, per quattro anni, periodo in cui ci conoscemmo, nei soliti locali tramite i soliti amici in comune. Finito l’amore, lui ha preso armi e bagagli ed è tornato nelle sue lande orientali.
Come mi ha ripescata? Domanda retorica, oramai: rientrati in contatto grazie al malvagio Facebook, abbiamo iniziato a scriverci sempre più assiduamente, finché lui non mi ha comunicato che sarebbe tornato a Torino per una settimana, e che avrebbe tanto voluto portarmi fuori, una sera.
A chi sarebbe venuto in mente di dire di no ad un uomo bello, alto (un tantino magro, ecco, questo si), colto e affascinante nei modi? Appunto, a nessuna, infatti ho accettato.

Lui ha addirittura anticipato il suo arrivo di un paio di giorni perché non stava più nella pelle e, in un sabato di sole, è sbarcato alla stazione. Ha abilmente sfruttato la situazione scendendo a quella di Cit Turin e chiedendomi di andarlo a prendere: ci siamo così rivisti sul binario e subito dopo avermi salutata, mi ha baciata. Mi ha sorpreso, ma ho pensato: “Audace!”, e, confesso, ho apprezzato.
Ho continuato ad apprezzare, tanto che, dopo qualche ora di ciance seduti in un caffè e quattro passi all’ombra della Mole, ci siamo ritrovati a rotolare nel mio lettone. La vera sorpresa, però, l’ho avuta quando gli ho sfilato i boxer: è stato come perdere la verginità una seconda volta.
Mi è venuto spontaneo, dopo due round di altissimo livello, e il suo invito a cenare insieme, proporre di fermarsi da me per quella notte. Non posso negare che ne sia valsa la pena, considerato che, annebbiata dal piacere, ho perso il senso dell’orientamento e sono letteralmente rotolata giù dal letto: una performance degna dei migliori film erotici, mi ha già contattata Rocco Siffredi proponendomi di girare “Anche i goffi trombano” – okay, incidente a parte, è stato una vera bomba, nulla da dire da quel punto di vista.
Mi sono addormentata serena e soddisfatta, non senza essermi divincolata dall’abbraccio romantico soffocante: quando dormo, voglio che mi si lasci dormire.

La mattina dopo, l’incanto si è ripetuto: sesso da favola, carinerie, discorsi interessanti. Ho persino cucinato una carbonara meravigliosa – notoriamente, io odio cucinare, a meno che non lo stia facendo per qualcuno a cui voglio molto bene o che mi piace tanto.
Ora, come sanno, o dovrebbero sapere, tutte le persone adulte e mature, è consigliabile “non promettere quando sei felice, non rispondere quando sei arrabbiato e non decidere quando sei triste”. Personalmente mi sento in dovere di aggiungere anche “non fare shopping quando sei depresso e non fare proposte quando hai appena goduto come un riccio”; purtroppo però, proprio come Alice, “io mi so dar ottimi consigli, ma poi seguirli mai non so”, così, prima di lasciarlo andare dove doveva andare, con foce flautata e suadente, ho proposto: “perché non dormi da me tutta la settimana?”, proposta immediatamente accettata con entusiasmo.
Ebbene, mal me ne incolse, nonostante io abbia così modo di raccontare della mia settimana di fidanzamento e convivenza – come, naturalmente, farò!

“Perché chi è bello, non è bello che il tempo di guardarlo, | chi è nobile sarà subito anche bello.”

“C’è uno di Sondrio…”
Questa storia inizia così, con un incipit che vuol dire tutto e niente.
Conosco Lestat da una decina di anni, complice il medesimo background socialmusicale. All’epoca collaboravo con una rivista del settore e con una piccola agenzia di organizzazione concerti e il suo gruppo faceva parte del “parco” di band che gestivamo.
Primadonna, egocentrico, viziato: una perfetta rockstar in erba. Già ai tempi aveva manifestato un non meglio specificato debole per me, che palesava attraverso l’invio di lapidari messaggi, quando spariva o cercava di non fare qualcosa, dal testo inequivocabile: “parlerò solo con Carrie”. A quel punto lo chiamavo e, tra una chiacchiera e l’altra, lo convincevo a fare quel che doveva.
Ci si vedeva spesso e si parlava molto, ma non c’è stato mai nulla di più.

Terminata la mia avventura come mercante di show ad alto tasso di metallo, ci siamo persi di vista per qualche anno, finché non ci siamo reincotrati, per caso, ad un concerto. Dal giorno dopo ha ricominciato a scrivermi, invitandomi a vederci per bere qualcosa insieme e sottolineando quanto gli avrebbe fatto piacere trascorrere, nuovamente, una serata a chiacchierare con me. Io, dopo poco, ho lasciato cadere la cosa.
Tre anni fa ci siamo ritrovati nel locale che frequento abitualmente qui in città: saluti, baci, abbracci, chiacchiere e, dal giorno dopo, di nuovo reiterati invitati a vederci per trascorrere insieme questa ormai famosa serata. Ancora una volta, sono stata io a lasciar cadere la cosa.

Qualche mese fa l’ho ritrovato, casualmente, su facebook e, in memoria dei vecchi tempi, gli ho chiesto l’amicizia, che lui ha prontamente accettato.
Qualche settimana dopo, con calma, il primo messaggio privato: “ma ciao bellissima, che bello ritrovarti, come stai?”. Nel secondo mi stava già chiedendo di vederci; nei due successivi aveva già deciso che sarebbe venuto a trovarmi una sera a Torino, per bere un drink insieme.
Ho mantenuto un basso profilo, in attesa di decidere se, questa volta, dopo dieci anni, fosse il caso di rimuovere le mie remore e accettare l’invito.
Il motivo dei miei tentennamenti, me ne rendo conto, è assurdo: non ho accettato le sue proposte, in questi anni, perché è bellissimo.
Non solo: è curatissimo, sempre perfetto, impeccabile. Un vero vampiro metrosexual
È identico a lui, per intenderci:

Vuoi per il timore di mettermi in competizione, con lui e con le sue decinaia di fan che inondano la sua pagina facebook di commenti intelligenti quali “sei il più bel principe vampiro del mondo” o “non posso credere che al mondo esista una creatura così bella” (giuro su quello che volete che tutto questo è vero: ho le prove), vuoi che anche io ho le mie insicurezze e la faccenda mi causava una certa ansia, vuoi che, okay che sono abituata ad avere a che fare coi pazzi, ma qui comunque si esagera – e in maniera evidente se non esibita, pure – ho sempre declinato i suoi inviti e rifiutato le sue velate avances.

Fino a… ieri, in pratica (cosa sono tre mesi se non ieri, nell’arco di dieci anni?): più che i suoi messaggi oserei dire ormai espliciti (un esempio su tutti: “ogni volta che ti vedo vorrei fare molte volte l’amore con te”), mi hanno principalmente convinta, nell’ordine:
– la decisione di intraprendere altre strade per sfuggire a mr. Wrong ,
– le mie riflessioni sulla faccenda, dopo qualche giorno trascorso a chiedermi “ma davvero non accetto di uscire con uno che mi piace perché è troppo bello? Ma sono mica matta?”,
– le minacce di percosse di ogni genere e grado ricevute da qualunque amica cui abbia mostrato le foto di Lestat (che in effetti sembra uscito paro paro da un servizio fotografico per l’Uomo Vogue- gothic edition): praticamente avevano già organizzato una sorta di spedizione punitiva ai miei danni, se avessi perdurato nell’atteggiamento renitente.

L’ennesima proposta – “vengo a Torino, beviamo qualcosa insieme e chiacchieriamo tutta la notte come ai bei tempi!” – e, infine, accetto: fantastico, facciamo questo weekend?
Lui conferma, non vede l’ora, scrivimi quando vuoi nel mentre, io ti scrivo quando voglio nel mentre, quanto sei bella in questa foto, meglio venerdì? Venerdì è perfetto, hai denti bellissimi ed ELEGANTI (a qualcuno di voi hanno mai detto che ha denti ELEGANTI? A me sì, anzi non l’ha detto, lo ha proprio scritto. Ho le prove, insomma!), giovedì decidiamo l’ora…

Tutto pronto, tutto deciso, tutto sistemato fino, appunto, al giovedì in questione, giorno in cui il bel tenebroso mi dà clamorosamente buca adducendo la scusa più vecchia del mondo: ho la macchina dal meccanico.
Ora, si sente puzza di scusa fino qui, nel cuore della Cit Turin, ma che puoi fare tu, nota garantista, se non concedere il beneficio del dubbio? Lo concedi e si rimanda il tutto di una settimana, con lui che chiede, supplica, insiste.
La settimana seguente la storia si ripete, solo la scusa cambia leggermente: lui millanta temporanee difficoltà economiche e poi, nel tardo pomeriggio del venerdì, ti chiede di andare tu, a Sondrio.
A quel punto, ho capito che valeva la pena di rischiare le botte dalle amiche più care piuttosto che rischiare l’esaurimento stando appresso un deficiente di tal fatta, e ho smesso di rispondere.
Tutte vogliono uscire con il più bello della scuola, è vero, ma solo fin quando non si accorgono che è un deficiente.

“Meno dici, meno dovrai ritrattare.”

Le cose con Diabolik non stanno prendendo la piega che mi auspicavo e, non so davvero come mai, non mi stupisce del tutto. In buona sostanza, si è reso protagonista di una delle ritrattazioni più memorabili dai tempi di quella fatta dal sig. Sheffield ai danni della povera tata Francesca, non so se mi spiego!

(i non acculturati potranno prenderne visione qui).

Il fatto è che mi sono leggermente stancata di questo ennesimo tira e molla telematico, in bilico tra ambiguità e sfacciataggine (sua) e ho deciso di spingere un po’ sull’acceleratore ed ingranare, quantomeno, la terza, considerato che di godermi il panorama in seconda ne ho decisamente abbastanza.

Non l’avessi mai fatto! È partito immediato il messaggio di richiamo all’ordine: “Carrie, è di un’amicizia che stiamo parlando, vero? Perché sai bene qual è la mia situazione, io sto cercando di salvare il mio rapporto di coppia.”

Ho risposto che nessuno stava pensando di accasarsi, ma che, se non intendeva aggiungere dei benefits alla nostra friendship, poteva evitare allusioni e ambiguità, ‘che da queste parti si è un po’ stufi di cantare “parole parole parole, soltanto parole, parole tra noi” e si preferirebbe di gran lunga passare ai fatti, ogni tanto.

Lui, da vero cuor di leone, è scomparso fino a sera inoltrata, salvo manifestarsi – come nulla fosse accaduto – con il consueto messaggio della buonanotte: ebbene sì, quest’uomo continua imperterrito e inscalfibile ad inviarmi il messaggio del buongiorno e quello della buonanotte OGNI SINGOLO GIORNO.

Why? Pecchè?! (cit.): ho smesso di chiedermelo.

La domanda che, invece, continuo a farmi è: chi diavolo ero e chi ho ammazzato nella mia vita precedente per meritarmi una simile sequela di imbecilli senza perdono ma ricchi di fascino (se non fossero affascinanti, non li prenderei in considerazione e sarebbe tutto più facile)? 

Eh si, perché nel momento stesso in cui scrivo per annunciare alla blogosfera la prematura dipartita di Diabolik, su cui tante speranze avevamo riposto, si sta consumando l’ennesimo dramma dell’assurdo, ma questa è una storia che merita di essere raccontata al meglio, in un post tutto suo.

 

  

“Il fascino d’un uomo è sempre la donna a stabilirlo.”

I matrimoni sono, statisticamente, una delle situazioni più gettonate per fare nuove conoscenze e iniziare flirt interessanti. Chi sono io per smentire la statistica? Nessuno, infatti non la smentirò: la mia testimonianza vuole solo specificare che, nel mio caso, ai matrimoni (come in qualsiasi altro luogo, a quanto pare) conosco nuovi pazzi e inizio flirt deliranti. La primavera scorsa ho partecipato ad una riuscitissima festa di nozze e, per la sezione flirt deliranti, ho avuto la riprova che “si finisce sempre per dare il bacio della buonanotte alla persona sbagliata”, limonando duro con Spieghel e dando il via all’ennesima situazione psuedo sentimentale assurda della mia vita (per saperne di più sul ricciolone, clicca qui). Le selezioni per i nuovi pazzi, invece, sono sempre aperte e non solo accade di incontrarli nei luoghi e nei momenti più disparati, ma anche che manifestino la loro reale natura solo dopo molti mesi: è quanto è successo con il testimone dello sposo, che per motivi oggettivi e per sua privacy, chiameremo Diabolik (lo so, fumetti e cartoon spadroneggiano in questo blog, ma ognuno ha il background culturale che si merita). Ho chiacchierato con Diabolik dopo i baci con quell’altro, attraverso svariati cocktail e danze e subito prima di andare a svenire a letto, ed è stato la prima persona sveglia che ho incontrato la mattina dopo, quando sono scesa a fare colazione. Non il mio tipo, ma un bel tipo: carino, spiritoso, affascinante e dotato di compagna e figlio piccolo. Mixando gli ingredienti potrebbe cavarne un buon piatto solo un qualche re degli invention test, quindi decido di soprassedere in automatico. Lui, no. Mi chiede il contatto facebook e stringiamo amicizia: scopro una persona colta e molto affine a me per quel che riguarda interessi artistici e preferenze musicali, ma tutto resta nei normali confini dei normali rapporti tra normali conoscenti finché, mesi dopo, Diabolik non inizia un corteggiamento virtuale serratissimo, ai limiti dello stalking, e, soprattutto, pubblico. Confesso: inizialmente gli ho dato corda perché speravo che Mr. Wrong si ingelosisse, decidendo finalmente di uscire allo scoperto. Purtroppo non lo sapremo mai, perché è stato l’unico a fingere di non aver minimamente notato la cosa, mentre, da ottobre ad adesso, quasi chiunque si è sentito in dovere di chiedermi chi fosse questo Diabolik, così presente ed assiduo sulla mia bacheca facebook. Ovviamente, le pubbliche manifestazioni sono state accompagnate da scambi di messaggi privati che, come da copione, mi hanno permesso di scoprire un uomo estremamente interessante , affascinato e affascinante, divertente e molto, molto, molto in crisi con la compagna (la frase: “se non ci fosse mio figlio/a” rappresenta, in sostanza, il leit motiv del 2014 e inizio a temere che possa estendersi per osmosi anche al 2015). I messaggi privati sono diventati chat, le chat sono diventate telefonate e, tra una telefonata e l’altra, è nata spontanea la decisione di rivedersi, andando ad una mostra d’arte in quel di Milano e trascorrendo così l’intera giornata insieme. Giornata (che ve lo dico a fare?) assolutamente incantevole. Lo so, tutto urla “NON FARTI FREGARE, CARRIE!”, ma come nella migliore delle tradizioni romanzesche, la sventurata rispose (cit.), e si sta facendo fregare, imbarcandosi – questa volta col salvagente, però! – in un’altra storia all’insegna dell’ambiguità, dei non detti, e dell’assenza di prospettive. Il mio guaio è che sono come “Bocca di rosa”, io l’amore lo faccio solo per passione, e la passione conduce a soddisfare le proprie voglie: ecco, spero ardentemente che questa volta, almeno le mie voglie vengano soddisfatte, perché quando ci ho a che fare l’unica cosa che riesco a pensare è (come diceva la Marchesini): “quanto m’attizza, st’omo” !

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“Il capodanno è il momento per fare i vostri buoni propositi. La settimana successiva potrete cominciare a piastrellarci la strada per l’inferno, come al solito.”

La seconda parte del 2014 è stata complicata e controversa persino più della prima, e questo dovrebbe spiegare il mio lungo silenzio su questi schermi. Ho fatto fatica a star dietro agli avvenimenti (tutta fuffa, ahimè, non vi impressionate!) e ancora di più a metterli su carta, e qualche pressante situazione lavorativa non ha aiutato.
A questo punto, nasce la necessità di tirare le fila dei discorsi rimasti in sospeso e ripartire di slancio, perché di cose da dire ce n’è, e non sono nemmeno poche.
Ho quindi approntato un breve e schematico resoconto relativo ai soggetti di cui si è parlato finora in questi fogli virtuali, così da poter disquisire agevolmente dei nuovi, tragicomici, eventi ed introdurre nuovi protagonisti.

Teddy: ha provato più volte a riallacciare i rapporti, ricevendo solamente graziosi due di picche. Dopo i suoi pessimi exploit in stile “ma fuori dal letto nessuno pietà” wannabe (chi non ricordasse potrà rinfrescarsi la memoria qui), non è proprio più cosa. Mai più.

Spiegel: dopo i baci appassionati e le ancora più appassionanti dichiarazioni (che potete trovare qui e qui), ha concluso che dovevamo “restarci vicino, come amici, dato che quanto accaduto ha contribuito ad avvicinarci, in modo da capire quali progetti abbiamo l’uno per l’altra. Se il nostro rapporto deve evolvere lo farà naturalmente” (devo ancora capire, esattamente, cosa volesse dire, in effetti!)
Tempo due mesi, in cui ci siamo visti qualche volta comportandoci come quegli amici tra cui c’è un’attrazione talmente evidente che TUTTI non fanno altro che scherzarci su, causando imbarazzi di livello altissimo, ed ha accettato una proposta di lavoro a SURAT: ci resterà per i prossimi due anni.
Un uomo in fuga, ma credo che questa esperienza non possa che fargli bene.

Mr. Wrong: nulla è – ancora – cambiato, ma dopo un anno di ambiguità, amore platonico, liti, ore di parole, litri di vino, allontanamenti e ritorni, in una parola: il delirio, ho deciso di fare un passo indietro ed allontanarmi.
È una dichiarazione di resa, la mia: semplicemente, non ce la faccio più.
Fa male, ed è difficile, ma stringo i denti e vado avanti, per ora. Non so cosa accadrà, perché molto dipende da come si comporterà lui, in caso decidesse di reagire al mio allontanamento.

Azzerati gli arretrati, non mi resta, infine, che dichiarare pubblicamente il nuovo, appassionante, unico obiettivo che ho per il 2015 che è: la figaggine, ovviamente con lo scopo esclusivo di attirare, al pari di un’insegna luminosa (cit.), ancora più allocchi, in modo da avere sempre a disposizione materiale appassionante per questo sordido blog.

Stay tuned!

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“Si finisce sempre per dare il bacio della buonanotte alla persona sbagliata.”

I matrimoni, per me, sono una splendida occasione per far festa, bere, divertirsi e, spesso, rivedere qualche vecchio amico che, per le più svariate circostanze, avevi perso di vista.
Lo scorso fine settimana ho partecipato ad una riuscitissima festa di nozze, ed ho finalmente rivisto Spiegel, con cui ho un rapporto di grande confidenza, anzi, di grandi confidenzE e ore di discorsoni sui temi più disparati.
Ci conoscemmo ben otto anni fa, in uno dei locali rock della città: amici comuni, interessi comuni, solite cose. Mi piaceva davvero tanto e la terza sera in cui capitò di incontrarci la trascorremmo interamente a parlare di mille cose e ad ubriacarci: mi riaccompagnò a casa e ci baciammo.
Quei baci non ebbero seguito: io avevo lanciato un segnale secondo me inequivocabile, invitandolo a venire una sera da me a guardare un film mentre i miei erano in vacanza, lui mi diede buca all’ultimo momento, e io me la legai al dito: fu così che divenimmo amici e confidenti.

Anni dopo, durante una chiacchierata alcolica delle nostre, lui mi chiese perché non ci fu mai un seguito a quei baci, e io scoprii in quel drammatico frangente che invitare un ragazzo a casa tua a guardare un film , specificando che i tuoi sono fuori città, non è un segnale poi così inequivocabile: lui aveva capito che avessi invitato un po’ tutti gli amici da me per quella sera, per questo non si era fatto scrupolo e aveva dato forfait.
Ora, questo potrebbe aprire un dibattito sulla perenne incomprensione che vige tra uomini e donne, ma non è questo il momento, né lo scopo di questo post. Torniamo al presente e al matrimonio.

Scena uno:
Prima dell’arrivo dei secondi (quindi con un tasso alcolico già soddisfacente), io e Spiegel stiamo fumando sul prato della tenuta, c’è un sole caldissimo, noi siamo in piedi, uno di fronte all’altra, a bordo prato, e conversiamo. Per la precisione lui mi sta comunicando che continua a non spiegarsi come sia possibile che io sia ancora single e che questo per lui resta uno dei misteri più astrusi dell’intero universo conosciuto (in effetti lo è anche per me, ma anche questa volta non ho ottenuto risposte certe, solo elucubrazioni e teorie, che ormai lasciano il tempo che trovano).

Scena due:
il sole è tramontato da un pezzo, siamo a metà, circa, della serata danzante con annesso open bar (quindi con un tasso alcolico ormai ben oltre i livelli di guardia) e io e Spiegel stiamo fumando in fondo al prato della tenuta, ci sono molte stelle, noi siamo in piedi, uno di fronte all’altra, vista vigneti, e conversiamo. Per la precisione lui mi sta comunicando che io gli sono sempre piaciuta, che il fatto di non aver concretizzato dipende esclusivamente da suoi limiti personali e una serie di altre affermazioni inerenti che – non capisco assolutamente come mai! – non riesco a ricordare.

Ormai è notte, e fa decisamente fresco, io indosso solamente un top smanicato e rabbrividisco: mentre parla, lui si slaccia la giacca, se la toglie e me la mette sulle spalle. Pochi minuti dopo ci stiamo baciando, e sono baci molto belli, dolci. È evidente che si tratta solo di un momento di attrazione e vicinanza, e resteranno fini a se stessi, nonostante o forse grazie anche alla deliziosa e raffinata conversazione che li ha seguiti:
Dai, Carrie, Non tentarmi.
– Non ci penso nemmeno, e poi, sbaglio, o prediligi le donne con le tette piccole?
– Si, ma non riesco a tirarmi indietro davanti alla sensualità.

È l’unica parte dei discorsi fatti che ricordo con chiarezza, ma non temete: ricordo anche perfettamente che poi siamo tornati a bere e ballare in sala con gli altri!

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“Ti può tradire anche l’amico migliore”

L’attrazione tra Red e Carrie, dopo l’epifania di cui vi ho parlato in questo post, si era fatta ormai palpabile, come amano scrivere nei romanzetti con pretese erotiche.
Mi piacerebbe raccontarvi di incontri clandestini, coperti dagli alibi più disparati e fantasiosi, di baci rubati nell’angolo più buio o dietro le colonne dei locali notturni, di tormenti, crisi di coscienza e decisioni sentimentali da prendere, pianti e tragedie.
Vorrei descrivervi minuziosamente di come la scintilla interiore che si era accesa quella notte al Wipe Out abbia originato il più inestingubile e passionale degli incedi, di come i nostri protagonisti – giovani, belli, dannati e semidisoccupati – si siano messi contro tutto e tutti pur di dare corpo (doppi sensi che si sprecano!) ai loro desideri e vivere una storia da Una vita esagerata.

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Lo vorrei davvero, e lo avrei voluto allora, ma non accadde nulla di tutto questo.
Red e Carrie non hanno mai parlato di quanto stesse accadendo tra loro, in quei giorni di primavera, neppure negli anni a venire. Neppure quando Red tornò single, e libertino com’era sempre stato.
Lei fece finta di niente, dissimulando tremiti e desideri, e lui anche, limitandosi a qualche battuta maliziosa quando aveva bevuto un po’ troppo – il che accadeva tutti i weekend.
Avevano entrambi troppo da perdere, perché il deflagrare di una situazione del genere avrebbe distrutto il loro gruppo di amici e, la verità, questo fu il motivo principale – non detto, ma chiaro ad entrambi – per cui decisero di soprassedere.

Ci sono principi oltre i quali non si può andare, neppure per la passione più travolgente e, anche col senno di poi, credo di aver fatto la scelta più giusta per quelli che erano i tempi, e la mia vita di allora.
Nonostante il gruppo sia esploso comunque, una manciata di anni più tardi, nonostante i tradimenti, le cattiverie e la tristezza che sono venuti dopo. Nonostante tutto, credo ancora di aver fatto la scelta più giusta, anche se mi capita di chiedermi se ne sia valsa la pena, considerato che nessuno è stato mai altrettanto nobile e delicato con me. Nessuno.
Si diventa adulti anche così, anche scoprendo con amarezza che non esiste al mondo una persona di cui ci si possa fidare ciecamente, neppure se stessi.
L’amore e la passione andrebbero vissuti, sempre e fino in fondo, con la capacità di rischiare e di perdere la testa, ma non ad ogni costo: c’è un prezzo che non sono disposta a pagare, e non immolerò mai le mie amicizie sull’altare del malefico putto alato – nonostante non abbiano esitato ad immolare me – e non una volta sola – o a tradirmi nei modi peggiori, magari convincendosi perfino di non aver fatto nulla di male, se non addirittura il mio bene.
La mia personale visione del mondo mi obbliga, quantomeno in relazione a quanto ho di più caro, ovvero amici e famiglia, a non compromettere la mia integrità, e mi auguro di non diventare mai il Giuda della situazione.
In ogni caso, un uomo che mi mettesse in condizione di scegliere a quale parte di me rinunciare, non sarebbe sicuramente degno di godere dei miei favori.

…Ah, in effetti una storia di baci negli angoli bui o nascosti dietro le colonne dei locali ce l’ho, una volta o l’altra potrei raccontarvela!

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“I soli veri piaceri sono quelli inaspettati.”

I sentimenti e le emozioni non sono quasi mai netti e ben definiti, quando nascono somigliano molto più ad una massa magmatica in continuo movimento, che non a rocce salde e immutabili. Spesso, poi sono proprio i diretti interessati a non rendersi conto di cosa stia realmente accadendo.
Non vi è mai capitato che fossero le persone attorno a voi ad aver capito, prima e meglio di voi stessi, cosa provavate?
A me è accaduto in modo eclatante almeno un paio di volte e, a sostegno della mia tesi, oggi ve ne racconterò una.

Un gruppo di amici. Non è difficile da immaginare, giusto?
Ecco, immaginiamoli:un gruppetto ben affiatato, poco meno di trent’anni, ragazzi e ragazze, rockettari e un po’ alternativi, come si diceva allora.
Il gruppo più stretto, fidanzati esclusi, si conosce da circa dieci anni: l’inizio dell’università.
Tutto è limpido tra loro: non ci sono storie segrete, attrazioni nascoste, rancori repressi, nulla di questo genere; “solo” amicizia, voglia di stare insieme, passioni ed interessi comuni. Anzi, Red e Carrie hanno addirittura visto aumentare la confidenza reciproca, quell’inverno.
Un gruppo di amici come tanti.

 È primavera, l’aria si fa tiepida, le serate sono miti, la collina di Torino è dolce-, il nostro gruppetto è a cena a casa di Red: si ride, si beve, si chiacchiera.
Red e Carrie parlano di una canzone, non riescono a ricordare titolo e autore, solo la melodia, Si spostano in camera da letto, così lui può suonarla al pianoforte: niente, somiglia a qualcosa degli Smiths, ma non sono loro – e beh, ti pare che potremmo non riconoscere gli Smiths?
Red continua a suonare, sopra al pianoforte c’è una bellissima foto di lui ed Hazel, che è rimasta con gli altri in cucina; nella foto si guardano, innamorati, mentre lui continua a suonare per Carrie, la sua amica, che conosce da dieci anni, che ama la musica ed è rapita dal piano.
Suona per un po’, finchè i richiami degli altri che si stanno preparando per uscire non li riportano alla realtà. Red si alza dal pianoforte, ma subio dopo lui e Carrie restano fermi, in piedi, al centro della stanza, parlottano ancora un po’ degli Smiths e del profumo di lei, che a lui piace sempre tanto.
All’improvviso si zittiscono, di botto: restano lì a fissarsi, imbambolati, come se non si fossero mai visti prima, lui fa un passo verso di lei, è tutto normale, ma all’improvviso sembra terribilmente strano, poi un altro piccolo impercettibile passo… Ed entra Inid, come un piccolo uragano: – Ragazzi, dai, vi sbrigate? Dobbiamo andare allo Spazio!
Red e Carrie si riscuotono ed escono insieme agli altri, ridono, chiacchierano…
In auto il visetto di Inid ha un’espressione strana, carrie la nota, ma non ci pensa più di tanto, così come non pensa affatto all’accaduto, ma solo a quanto le è sempre piaciuto sentir suonare un pianoforte.
La serata fila via come al solito: alla grande.

Una settimana dopo, venerdì sera:
Cosa si fa ragazzi? Dove andiamo?
– Al Wipe Out, Red vuole andare lì!
– Ma ha preso proprio una fissa! Va bene, ci troviamo lì!

Ritroviamo i nostri, più uniti che mai,, al Wipe Out, si balla, si beve, si scherza.
Red e Carrie chiacchierano, stanno ridendo, come milioni di altre volte (dieci anni non sono pochi) e, come milioni di altre volte, lei gli chiede di “farle il gatto”. È una loro affettuosità, un piccolo rito che si perpetua da anni: Red appoggia le mani e il viso alla spalla di Carrie e, facendole i “grattini”, imita il suono delle fusa, come se fosse un gatto, appunto.
Milioni di altre volte Red ha fatto il gatto, è una sciocchezza che conoscono tutti, non significa nulla di particolare eppure, quando Hazel li chiama perché si avvicinino al bar anche loro, si voltano entrambi di scatto, urlando quasi: – Cosa c’è?! Stavamo solo facendo il gatto!
Sembrano proprio due bambini sorpresi con le dita nella marmellata, ma loro – fino a quel momento – davvero non sapevano quel che stavo accadendo, non si erano neppure accorti di aver preso il barattolo della marmellata dallo scaffale, proprio perché, talvolta, le attrazioni nascono così inaspettatamente che impieghiamo settimane, persino mesi, a rendercene conto.
Red va al bancone, Carrie farfuglia di dover andare prima in bagno, non sa come nascondere l’imbarazzo per la consapevolezza che l’ha colpita all’improvviso, come un pugno.
La raggiunge Inid, che ha assistito a tutta la scena: – L’ho capito la scorsa settimana, quando sono entrata in camera di Red c’era un’atmosfera così strana…
– Io invece non avevo capito un bel niente, fino a trenta secondi fa,
risponde Carrie, attonita.
Esce dal bagno con Inid e raggiungono gli altri al bancone, è iniziato il giro dei chupitos, come in milioni di altre serate, ma proprio in quella serata, così apparentemente uguale a tante altre, tutto è cambiato.

 

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“È il grande inganno, la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti.”

Cit Turin (dal piemontese: piccola Torino) è un delizioso quartiere storico, adiacente al centro vero e proprio della città, e caratterizzato da bellissimi palazzi d’epoca in stile Liberty, Déco e Neogotico. In uno di questi, risalente al 1890, mi pregio di abitare da ormai un anno e mezzo: è un condominio grande, diviso in tre scale, che attorniano la corte interna. La tipologia di inquilini è variegata, essendo composta da giovani universitari, giovani coppie, giovani single, famiglie, coppie di anziani e anziane signore sole.
La mia dirimpettaia, in particolare, è un fulgido esempio di come si possa invecchiare bene, trattandosi di un’arzilla vecchietta ultraottantenne, che mi dice sempre che faccio bene ad uscire e a divertirmi il più possibile finché sono giovane, che tiene sotto controllo costante tutta l’area condominiale, coadiuvata dalla signora del piano di sopra, un po’ più giovane, ma dotata dello stesso stile.

Il mio post precedente dovrebbe aver svelato che condivido con buona parte delle mie amicizie la passione per la musica rock e metal, con quel che ne consegue a livello di aspetto esteriore, in sintesi: ho molti amici dalle lunghe e folte chiome e dal look vagamente aggressivo.
Dopo soli quattro mesi dal mio trasferimento si è verificato il primo episodio di blando interessamento, da parte del vicinato anziano, alla mia vita privata: un amico era passato a prendermi e stava aspettando sotto al portone che scendessi; mentre stavo chiudendo la porta di casa spunta dalle scale la signora del piano di sopra: “Buonasera signorina, c’è un suo amico che l’aspetta sotto”. Io la guardo perplessa e, incuriosita, chiedo: “Ma come fa a sapere che si tratta proprio di un mio amico?” Lei, serafica e sorridente, forte della sua logica inoppugnabile: “Eh, è un ragazzo alto coi capelli lunghi…”

Giunge l’estate e, in un assolato pomeriggio di luglio, rientro a casa dal lavoro e incontro sul pianerottolo la mia dirimpettaia con la figlia, una signora sui sessant’anni, che ancora non conoscevo.
La vicina mi presenta come la nuova condomina e sua figlia, sorridendo, mi dice: “Ah! Ma quindi è lei la signorina che frequenta solo capelloni giganteschi!” – Sì, ha detto proprio “giganteschi”, e a questo punto mi pare utile specificare che i tre maggiori frequentatori di casa mia effettivamente sono sul metro e novanta, e che trattasi di tre miei amici. Amici e basta (va bene, la Bestia è un ex ma, da ormai due anni, siamo solo amici).

Neanche venti giorni dopo, scene da un condominio, ennesima puntata: è mattina e sto stendendo il bucato prima di andare al lavoro. Spunta anche l’anziana dirimpettaia: “Buongiorno signorina, vedo che stende solo cose da donna.” Io rispondo, educatamente: “Per forza signora, qui abito solo io”, lei serafica: “Eh, ancora non ha deciso quale capellone prendere come inquilino fisso?!”
Appena mi sono riavuta dall’esser rimasta di sale, ho informato la signora che i capelloni che bazzicano casa mia sono miei buoni amici, e basta, ma lei mi ha guardata ridacchiando, come a dire “sei furba tu!” ed è rientrata in casa dicendo: “Peccato, un bel ragazzone grande ci vorrebbe proprio nella scala, CHE NON SI SA MAI”!!!

Questa mattina esco di casa per venire al lavoro e, sul pianerottolo, incontro una combo decisamente letale: la solita anziana dirimpettaia (che non vedevo da un po’) insieme alla signora del secondo piano; mi guardano e già tremo.
Prende il via l’ennesima conversazione surreale:
Anziana dirimpettaia: “Buongiorno signorina, allora ha finalmente scelto un fidanzato definitivo!” (si, è un’affermazione la sua)
Vicina: “Ah, guardi, tra tutti quelli che ho visto finora (ammiccamento nella mia direzione), questo è sicuramente quello più particolare, ma non mi pare male come giovanotto.”
Sorridono, sinceramente felici per me, che ho smesso di saltare di fiore in fiore per accasarmi definitivamente.
Non so se non mi sono sentita di frantumare la loro gioia mattutina o se ero troppo basita per reagire, ma ho biascicato uno “scappo al lavoro, buona giornata” e sono andata via.
Adesso è dalle 8,40 che mi chiedo: ma a chi diavolo si riferivano questa volta?! Chi sarà mai il mio fidanzato ufficiale secondo il condominio?!

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“Le categorie sociologiche autorizzano a circolare nella società senza curarsi dell’individualità insostituibile di ciascun uomo.”

L’essere soli è ancora visto come una grave sventura, e sempre più spesso mi capita che le più svariate persone (fermi tutti: mia madre ci ha rinunciato quando ho lasciato il mio ultimo fidanzato “serio” – nel senso: l’ultimo fidanzato che hanno conosciuto anche i miei genitori – ormai quattro anni fa), dicevo: capita che le più svariate persone tirino fuori dal cilindro una spiegazione non richiesta del perché io non sia al momento accasata. Per fortuna hanno quantomeno smesso di presentarmi soggetti improponibili.
La più gettonata è la sempre verde affermazione “Non è che dovresti cambiare genere? Finché continuerai a frequentare rockettari, metallari, -ari in genere… Perché non provi con un impiegatuccio qualunque? Magari invece è la persona giusta!”
Ora, innanzitutto “i metallari”, se proprio dobbiamo applicare una definizione socio culturale, oltre ad ascoltare un determinato genere di musica, rientrano nelle più svariate categorie professionali, visto che, essendo persone normali, hanno un lavoro, o lo cercano, come tutti.
In secondo luogo, le persone non sono quello che fanno: non sono il loro lavoro, non sono le loro passioni, non sono le loro frequentazioni, la loro religione, la loro idea politica.
Le persone sono persone, belle o brutte, stupide o intelligenti, e così via.
Questo continuo etichettare le persone sulla base di una loro qualunque caratteristica predominante, che sia una passione o il lavoro o il ceto sociale, è irritante e riduttiva: in quale definizione dovrei quindi ingabbiarmi io? La metallara, l’impiegata, la dottoressa, la stronza, quale?
Il fatto che io abbia una passione smisurata per la musica, e ascolti e segua generi anche diversissimi tra loro, non conta nulla a quanto pare: il tratto dominante è quello metallaro e quindi mal me ne incolga: sono condannata alla delusione eterna.

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Oltre a questi dubbi profondamente esistenziali nonché sociologici, quel che mi lascia interdetta è questa equazione metallaro = uomo sbagliato. A parte che ho amici, metallari o rockettari che dir si voglia, che stanno insieme da una vita, o che addirittura si sono sposati e riprodotti, questa affermazione altro non è che un pregiudizio travestito da buon consiglio (non richiesto, ovviamente), anche perché sono uscita e sono stata financo fidanzata con uomini molto diversi tra loro, anche nei gusti musicali, oltre che nello stile di vita.
Per carità, la mia famiglia di amici e la maggior parte delle mie frequentazioni proviene da quel mondo (ma poi perché devo chiamarlo “mondo”, come se fosse un pianeta diverso, di brutti, sporchi, cattivi e satanisti. Non dimentichiamo che satanisti è ancora il primo pregiudizio che deve subire chi ascolta un certo genere di musica – comunque, era per farvi capire!), ma questo accade a tutti: tendiamo a legare maggiormente con chi ha passioni simili alle nostre, con le persone con cui condividiamo determinate attività, che sia andare ai concerti o infornare torte.
Io non intendo cambiare giro, amici o interessi solo per trovare un uomo, anche perché il motivo per cui non sono fidanzata non è che voglio per forza un fidanzato metallaro anche se con i metallari – secondo il popolo – non può funzionare, il motivo principale è che io sono difficile e la maggior parte delle persone si lascia mangiare viva dalle paranoie.

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