“Il fascino d’un uomo è sempre la donna a stabilirlo.”

I matrimoni sono, statisticamente, una delle situazioni più gettonate per fare nuove conoscenze e iniziare flirt interessanti. Chi sono io per smentire la statistica? Nessuno, infatti non la smentirò: la mia testimonianza vuole solo specificare che, nel mio caso, ai matrimoni (come in qualsiasi altro luogo, a quanto pare) conosco nuovi pazzi e inizio flirt deliranti. La primavera scorsa ho partecipato ad una riuscitissima festa di nozze e, per la sezione flirt deliranti, ho avuto la riprova che “si finisce sempre per dare il bacio della buonanotte alla persona sbagliata”, limonando duro con Spieghel e dando il via all’ennesima situazione psuedo sentimentale assurda della mia vita (per saperne di più sul ricciolone, clicca qui). Le selezioni per i nuovi pazzi, invece, sono sempre aperte e non solo accade di incontrarli nei luoghi e nei momenti più disparati, ma anche che manifestino la loro reale natura solo dopo molti mesi: è quanto è successo con il testimone dello sposo, che per motivi oggettivi e per sua privacy, chiameremo Diabolik (lo so, fumetti e cartoon spadroneggiano in questo blog, ma ognuno ha il background culturale che si merita). Ho chiacchierato con Diabolik dopo i baci con quell’altro, attraverso svariati cocktail e danze e subito prima di andare a svenire a letto, ed è stato la prima persona sveglia che ho incontrato la mattina dopo, quando sono scesa a fare colazione. Non il mio tipo, ma un bel tipo: carino, spiritoso, affascinante e dotato di compagna e figlio piccolo. Mixando gli ingredienti potrebbe cavarne un buon piatto solo un qualche re degli invention test, quindi decido di soprassedere in automatico. Lui, no. Mi chiede il contatto facebook e stringiamo amicizia: scopro una persona colta e molto affine a me per quel che riguarda interessi artistici e preferenze musicali, ma tutto resta nei normali confini dei normali rapporti tra normali conoscenti finché, mesi dopo, Diabolik non inizia un corteggiamento virtuale serratissimo, ai limiti dello stalking, e, soprattutto, pubblico. Confesso: inizialmente gli ho dato corda perché speravo che Mr. Wrong si ingelosisse, decidendo finalmente di uscire allo scoperto. Purtroppo non lo sapremo mai, perché è stato l’unico a fingere di non aver minimamente notato la cosa, mentre, da ottobre ad adesso, quasi chiunque si è sentito in dovere di chiedermi chi fosse questo Diabolik, così presente ed assiduo sulla mia bacheca facebook. Ovviamente, le pubbliche manifestazioni sono state accompagnate da scambi di messaggi privati che, come da copione, mi hanno permesso di scoprire un uomo estremamente interessante , affascinato e affascinante, divertente e molto, molto, molto in crisi con la compagna (la frase: “se non ci fosse mio figlio/a” rappresenta, in sostanza, il leit motiv del 2014 e inizio a temere che possa estendersi per osmosi anche al 2015). I messaggi privati sono diventati chat, le chat sono diventate telefonate e, tra una telefonata e l’altra, è nata spontanea la decisione di rivedersi, andando ad una mostra d’arte in quel di Milano e trascorrendo così l’intera giornata insieme. Giornata (che ve lo dico a fare?) assolutamente incantevole. Lo so, tutto urla “NON FARTI FREGARE, CARRIE!”, ma come nella migliore delle tradizioni romanzesche, la sventurata rispose (cit.), e si sta facendo fregare, imbarcandosi – questa volta col salvagente, però! – in un’altra storia all’insegna dell’ambiguità, dei non detti, e dell’assenza di prospettive. Il mio guaio è che sono come “Bocca di rosa”, io l’amore lo faccio solo per passione, e la passione conduce a soddisfare le proprie voglie: ecco, spero ardentemente che questa volta, almeno le mie voglie vengano soddisfatte, perché quando ci ho a che fare l’unica cosa che riesco a pensare è (come diceva la Marchesini): “quanto m’attizza, st’omo” !

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“Il capodanno è il momento per fare i vostri buoni propositi. La settimana successiva potrete cominciare a piastrellarci la strada per l’inferno, come al solito.”

La seconda parte del 2014 è stata complicata e controversa persino più della prima, e questo dovrebbe spiegare il mio lungo silenzio su questi schermi. Ho fatto fatica a star dietro agli avvenimenti (tutta fuffa, ahimè, non vi impressionate!) e ancora di più a metterli su carta, e qualche pressante situazione lavorativa non ha aiutato.
A questo punto, nasce la necessità di tirare le fila dei discorsi rimasti in sospeso e ripartire di slancio, perché di cose da dire ce n’è, e non sono nemmeno poche.
Ho quindi approntato un breve e schematico resoconto relativo ai soggetti di cui si è parlato finora in questi fogli virtuali, così da poter disquisire agevolmente dei nuovi, tragicomici, eventi ed introdurre nuovi protagonisti.

Teddy: ha provato più volte a riallacciare i rapporti, ricevendo solamente graziosi due di picche. Dopo i suoi pessimi exploit in stile “ma fuori dal letto nessuno pietà” wannabe (chi non ricordasse potrà rinfrescarsi la memoria qui), non è proprio più cosa. Mai più.

Spiegel: dopo i baci appassionati e le ancora più appassionanti dichiarazioni (che potete trovare qui e qui), ha concluso che dovevamo “restarci vicino, come amici, dato che quanto accaduto ha contribuito ad avvicinarci, in modo da capire quali progetti abbiamo l’uno per l’altra. Se il nostro rapporto deve evolvere lo farà naturalmente” (devo ancora capire, esattamente, cosa volesse dire, in effetti!)
Tempo due mesi, in cui ci siamo visti qualche volta comportandoci come quegli amici tra cui c’è un’attrazione talmente evidente che TUTTI non fanno altro che scherzarci su, causando imbarazzi di livello altissimo, ed ha accettato una proposta di lavoro a SURAT: ci resterà per i prossimi due anni.
Un uomo in fuga, ma credo che questa esperienza non possa che fargli bene.

Mr. Wrong: nulla è – ancora – cambiato, ma dopo un anno di ambiguità, amore platonico, liti, ore di parole, litri di vino, allontanamenti e ritorni, in una parola: il delirio, ho deciso di fare un passo indietro ed allontanarmi.
È una dichiarazione di resa, la mia: semplicemente, non ce la faccio più.
Fa male, ed è difficile, ma stringo i denti e vado avanti, per ora. Non so cosa accadrà, perché molto dipende da come si comporterà lui, in caso decidesse di reagire al mio allontanamento.

Azzerati gli arretrati, non mi resta, infine, che dichiarare pubblicamente il nuovo, appassionante, unico obiettivo che ho per il 2015 che è: la figaggine, ovviamente con lo scopo esclusivo di attirare, al pari di un’insegna luminosa (cit.), ancora più allocchi, in modo da avere sempre a disposizione materiale appassionante per questo sordido blog.

Stay tuned!

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“Essere donna è un compito terribilmente difficile, visto che consiste principalmente nell’avere a che fare con uomini.”

Un paio di settimane Spiegel è venuto a cena a casa mia: non aveva ancora visto la mia magione e in più, dato che ci siamo ritrovati, era quasi un atto dovuto, per aggiornarci e raccontarci, come abbiamo sempre fatto.
Aggiornarci ci siamo aggiornati, soprattutto, lui ha aggiornato me con rivelazioni ai confini della realtà, quali la magistrale “credi che non ci abbia mai pensato, in questi otto anni, al fatto che tu saresti la persona perfetta per me al 75%?”
Ora, a parte il fatto che io sono alta come Mary Poppins (praticamente perfetta sotto ogni punto di vista), come gli viene in mente di tirarlo fuori ADESSO?! E anche: come gli viene in mente di tacermelo per otto anni?

Ero pazza di lui quando l’ho conosciuto, poi siamo diventati buoni amici, sa tutto di me (escluso l’ultimo anno) e se ne viene fuori così, con la dichiarazione ad effetto? Perché?
Non ho avuto risposta. Abbiamo parlato fino alle cinque del mattino, ma alla fine non ho capito quali siano le sue intenzioni, il motivo di questa confessione, cosa avrebbe intenzione di fare, niente.
So solo che il giorno dopo ho buttato cinque bottiglie di vino vuote, e ripensato al fatto che ci siamo salutati baciandoci per un quarto d’ora e che è andato via dopo aver scavalcato il mio balcone (e io NON abito al piano terra!) e avermi detto, nell’ordine:
– non è normale salutarsi così tutte le volte,
– e io che mi sono trattenuto tutta la sera,
– tu hai dei progetti per me,
– lo so, sono il solito rigidone, ma avrò bisogno di ancora qualche serata così per sciogliermi.

Ricordo benissimo di aver risposto che no, non ho nessun progetto, che non era voluto e che navigo a vista.
Tutto il resto è buio e confuso, ma direi che i punti salienti sono rimasti ben impressi nei miei ricordi.

La mia perplessità è: perché adesso, dopo tutto questo tempo? E qual è lo scopo, dove vuole arrivare – ammesso che voglia arrivare da qualche parte?

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“Si finisce sempre per dare il bacio della buonanotte alla persona sbagliata.”

I matrimoni, per me, sono una splendida occasione per far festa, bere, divertirsi e, spesso, rivedere qualche vecchio amico che, per le più svariate circostanze, avevi perso di vista.
Lo scorso fine settimana ho partecipato ad una riuscitissima festa di nozze, ed ho finalmente rivisto Spiegel, con cui ho un rapporto di grande confidenza, anzi, di grandi confidenzE e ore di discorsoni sui temi più disparati.
Ci conoscemmo ben otto anni fa, in uno dei locali rock della città: amici comuni, interessi comuni, solite cose. Mi piaceva davvero tanto e la terza sera in cui capitò di incontrarci la trascorremmo interamente a parlare di mille cose e ad ubriacarci: mi riaccompagnò a casa e ci baciammo.
Quei baci non ebbero seguito: io avevo lanciato un segnale secondo me inequivocabile, invitandolo a venire una sera da me a guardare un film mentre i miei erano in vacanza, lui mi diede buca all’ultimo momento, e io me la legai al dito: fu così che divenimmo amici e confidenti.

Anni dopo, durante una chiacchierata alcolica delle nostre, lui mi chiese perché non ci fu mai un seguito a quei baci, e io scoprii in quel drammatico frangente che invitare un ragazzo a casa tua a guardare un film , specificando che i tuoi sono fuori città, non è un segnale poi così inequivocabile: lui aveva capito che avessi invitato un po’ tutti gli amici da me per quella sera, per questo non si era fatto scrupolo e aveva dato forfait.
Ora, questo potrebbe aprire un dibattito sulla perenne incomprensione che vige tra uomini e donne, ma non è questo il momento, né lo scopo di questo post. Torniamo al presente e al matrimonio.

Scena uno:
Prima dell’arrivo dei secondi (quindi con un tasso alcolico già soddisfacente), io e Spiegel stiamo fumando sul prato della tenuta, c’è un sole caldissimo, noi siamo in piedi, uno di fronte all’altra, a bordo prato, e conversiamo. Per la precisione lui mi sta comunicando che continua a non spiegarsi come sia possibile che io sia ancora single e che questo per lui resta uno dei misteri più astrusi dell’intero universo conosciuto (in effetti lo è anche per me, ma anche questa volta non ho ottenuto risposte certe, solo elucubrazioni e teorie, che ormai lasciano il tempo che trovano).

Scena due:
il sole è tramontato da un pezzo, siamo a metà, circa, della serata danzante con annesso open bar (quindi con un tasso alcolico ormai ben oltre i livelli di guardia) e io e Spiegel stiamo fumando in fondo al prato della tenuta, ci sono molte stelle, noi siamo in piedi, uno di fronte all’altra, vista vigneti, e conversiamo. Per la precisione lui mi sta comunicando che io gli sono sempre piaciuta, che il fatto di non aver concretizzato dipende esclusivamente da suoi limiti personali e una serie di altre affermazioni inerenti che – non capisco assolutamente come mai! – non riesco a ricordare.

Ormai è notte, e fa decisamente fresco, io indosso solamente un top smanicato e rabbrividisco: mentre parla, lui si slaccia la giacca, se la toglie e me la mette sulle spalle. Pochi minuti dopo ci stiamo baciando, e sono baci molto belli, dolci. È evidente che si tratta solo di un momento di attrazione e vicinanza, e resteranno fini a se stessi, nonostante o forse grazie anche alla deliziosa e raffinata conversazione che li ha seguiti:
Dai, Carrie, Non tentarmi.
– Non ci penso nemmeno, e poi, sbaglio, o prediligi le donne con le tette piccole?
– Si, ma non riesco a tirarmi indietro davanti alla sensualità.

È l’unica parte dei discorsi fatti che ricordo con chiarezza, ma non temete: ricordo anche perfettamente che poi siamo tornati a bere e ballare in sala con gli altri!

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“Ti può tradire anche l’amico migliore”

L’attrazione tra Red e Carrie, dopo l’epifania di cui vi ho parlato in questo post, si era fatta ormai palpabile, come amano scrivere nei romanzetti con pretese erotiche.
Mi piacerebbe raccontarvi di incontri clandestini, coperti dagli alibi più disparati e fantasiosi, di baci rubati nell’angolo più buio o dietro le colonne dei locali notturni, di tormenti, crisi di coscienza e decisioni sentimentali da prendere, pianti e tragedie.
Vorrei descrivervi minuziosamente di come la scintilla interiore che si era accesa quella notte al Wipe Out abbia originato il più inestingubile e passionale degli incedi, di come i nostri protagonisti – giovani, belli, dannati e semidisoccupati – si siano messi contro tutto e tutti pur di dare corpo (doppi sensi che si sprecano!) ai loro desideri e vivere una storia da Una vita esagerata.

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Lo vorrei davvero, e lo avrei voluto allora, ma non accadde nulla di tutto questo.
Red e Carrie non hanno mai parlato di quanto stesse accadendo tra loro, in quei giorni di primavera, neppure negli anni a venire. Neppure quando Red tornò single, e libertino com’era sempre stato.
Lei fece finta di niente, dissimulando tremiti e desideri, e lui anche, limitandosi a qualche battuta maliziosa quando aveva bevuto un po’ troppo – il che accadeva tutti i weekend.
Avevano entrambi troppo da perdere, perché il deflagrare di una situazione del genere avrebbe distrutto il loro gruppo di amici e, la verità, questo fu il motivo principale – non detto, ma chiaro ad entrambi – per cui decisero di soprassedere.

Ci sono principi oltre i quali non si può andare, neppure per la passione più travolgente e, anche col senno di poi, credo di aver fatto la scelta più giusta per quelli che erano i tempi, e la mia vita di allora.
Nonostante il gruppo sia esploso comunque, una manciata di anni più tardi, nonostante i tradimenti, le cattiverie e la tristezza che sono venuti dopo. Nonostante tutto, credo ancora di aver fatto la scelta più giusta, anche se mi capita di chiedermi se ne sia valsa la pena, considerato che nessuno è stato mai altrettanto nobile e delicato con me. Nessuno.
Si diventa adulti anche così, anche scoprendo con amarezza che non esiste al mondo una persona di cui ci si possa fidare ciecamente, neppure se stessi.
L’amore e la passione andrebbero vissuti, sempre e fino in fondo, con la capacità di rischiare e di perdere la testa, ma non ad ogni costo: c’è un prezzo che non sono disposta a pagare, e non immolerò mai le mie amicizie sull’altare del malefico putto alato – nonostante non abbiano esitato ad immolare me – e non una volta sola – o a tradirmi nei modi peggiori, magari convincendosi perfino di non aver fatto nulla di male, se non addirittura il mio bene.
La mia personale visione del mondo mi obbliga, quantomeno in relazione a quanto ho di più caro, ovvero amici e famiglia, a non compromettere la mia integrità, e mi auguro di non diventare mai il Giuda della situazione.
In ogni caso, un uomo che mi mettesse in condizione di scegliere a quale parte di me rinunciare, non sarebbe sicuramente degno di godere dei miei favori.

…Ah, in effetti una storia di baci negli angoli bui o nascosti dietro le colonne dei locali ce l’ho, una volta o l’altra potrei raccontarvela!

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“I soli veri piaceri sono quelli inaspettati.”

I sentimenti e le emozioni non sono quasi mai netti e ben definiti, quando nascono somigliano molto più ad una massa magmatica in continuo movimento, che non a rocce salde e immutabili. Spesso, poi sono proprio i diretti interessati a non rendersi conto di cosa stia realmente accadendo.
Non vi è mai capitato che fossero le persone attorno a voi ad aver capito, prima e meglio di voi stessi, cosa provavate?
A me è accaduto in modo eclatante almeno un paio di volte e, a sostegno della mia tesi, oggi ve ne racconterò una.

Un gruppo di amici. Non è difficile da immaginare, giusto?
Ecco, immaginiamoli:un gruppetto ben affiatato, poco meno di trent’anni, ragazzi e ragazze, rockettari e un po’ alternativi, come si diceva allora.
Il gruppo più stretto, fidanzati esclusi, si conosce da circa dieci anni: l’inizio dell’università.
Tutto è limpido tra loro: non ci sono storie segrete, attrazioni nascoste, rancori repressi, nulla di questo genere; “solo” amicizia, voglia di stare insieme, passioni ed interessi comuni. Anzi, Red e Carrie hanno addirittura visto aumentare la confidenza reciproca, quell’inverno.
Un gruppo di amici come tanti.

 È primavera, l’aria si fa tiepida, le serate sono miti, la collina di Torino è dolce-, il nostro gruppetto è a cena a casa di Red: si ride, si beve, si chiacchiera.
Red e Carrie parlano di una canzone, non riescono a ricordare titolo e autore, solo la melodia, Si spostano in camera da letto, così lui può suonarla al pianoforte: niente, somiglia a qualcosa degli Smiths, ma non sono loro – e beh, ti pare che potremmo non riconoscere gli Smiths?
Red continua a suonare, sopra al pianoforte c’è una bellissima foto di lui ed Hazel, che è rimasta con gli altri in cucina; nella foto si guardano, innamorati, mentre lui continua a suonare per Carrie, la sua amica, che conosce da dieci anni, che ama la musica ed è rapita dal piano.
Suona per un po’, finchè i richiami degli altri che si stanno preparando per uscire non li riportano alla realtà. Red si alza dal pianoforte, ma subio dopo lui e Carrie restano fermi, in piedi, al centro della stanza, parlottano ancora un po’ degli Smiths e del profumo di lei, che a lui piace sempre tanto.
All’improvviso si zittiscono, di botto: restano lì a fissarsi, imbambolati, come se non si fossero mai visti prima, lui fa un passo verso di lei, è tutto normale, ma all’improvviso sembra terribilmente strano, poi un altro piccolo impercettibile passo… Ed entra Inid, come un piccolo uragano: – Ragazzi, dai, vi sbrigate? Dobbiamo andare allo Spazio!
Red e Carrie si riscuotono ed escono insieme agli altri, ridono, chiacchierano…
In auto il visetto di Inid ha un’espressione strana, carrie la nota, ma non ci pensa più di tanto, così come non pensa affatto all’accaduto, ma solo a quanto le è sempre piaciuto sentir suonare un pianoforte.
La serata fila via come al solito: alla grande.

Una settimana dopo, venerdì sera:
Cosa si fa ragazzi? Dove andiamo?
– Al Wipe Out, Red vuole andare lì!
– Ma ha preso proprio una fissa! Va bene, ci troviamo lì!

Ritroviamo i nostri, più uniti che mai,, al Wipe Out, si balla, si beve, si scherza.
Red e Carrie chiacchierano, stanno ridendo, come milioni di altre volte (dieci anni non sono pochi) e, come milioni di altre volte, lei gli chiede di “farle il gatto”. È una loro affettuosità, un piccolo rito che si perpetua da anni: Red appoggia le mani e il viso alla spalla di Carrie e, facendole i “grattini”, imita il suono delle fusa, come se fosse un gatto, appunto.
Milioni di altre volte Red ha fatto il gatto, è una sciocchezza che conoscono tutti, non significa nulla di particolare eppure, quando Hazel li chiama perché si avvicinino al bar anche loro, si voltano entrambi di scatto, urlando quasi: – Cosa c’è?! Stavamo solo facendo il gatto!
Sembrano proprio due bambini sorpresi con le dita nella marmellata, ma loro – fino a quel momento – davvero non sapevano quel che stavo accadendo, non si erano neppure accorti di aver preso il barattolo della marmellata dallo scaffale, proprio perché, talvolta, le attrazioni nascono così inaspettatamente che impieghiamo settimane, persino mesi, a rendercene conto.
Red va al bancone, Carrie farfuglia di dover andare prima in bagno, non sa come nascondere l’imbarazzo per la consapevolezza che l’ha colpita all’improvviso, come un pugno.
La raggiunge Inid, che ha assistito a tutta la scena: – L’ho capito la scorsa settimana, quando sono entrata in camera di Red c’era un’atmosfera così strana…
– Io invece non avevo capito un bel niente, fino a trenta secondi fa,
risponde Carrie, attonita.
Esce dal bagno con Inid e raggiungono gli altri al bancone, è iniziato il giro dei chupitos, come in milioni di altre serate, ma proprio in quella serata, così apparentemente uguale a tante altre, tutto è cambiato.

 

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“È il grande inganno, la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti.”

Cit Turin (dal piemontese: piccola Torino) è un delizioso quartiere storico, adiacente al centro vero e proprio della città, e caratterizzato da bellissimi palazzi d’epoca in stile Liberty, Déco e Neogotico. In uno di questi, risalente al 1890, mi pregio di abitare da ormai un anno e mezzo: è un condominio grande, diviso in tre scale, che attorniano la corte interna. La tipologia di inquilini è variegata, essendo composta da giovani universitari, giovani coppie, giovani single, famiglie, coppie di anziani e anziane signore sole.
La mia dirimpettaia, in particolare, è un fulgido esempio di come si possa invecchiare bene, trattandosi di un’arzilla vecchietta ultraottantenne, che mi dice sempre che faccio bene ad uscire e a divertirmi il più possibile finché sono giovane, che tiene sotto controllo costante tutta l’area condominiale, coadiuvata dalla signora del piano di sopra, un po’ più giovane, ma dotata dello stesso stile.

Il mio post precedente dovrebbe aver svelato che condivido con buona parte delle mie amicizie la passione per la musica rock e metal, con quel che ne consegue a livello di aspetto esteriore, in sintesi: ho molti amici dalle lunghe e folte chiome e dal look vagamente aggressivo.
Dopo soli quattro mesi dal mio trasferimento si è verificato il primo episodio di blando interessamento, da parte del vicinato anziano, alla mia vita privata: un amico era passato a prendermi e stava aspettando sotto al portone che scendessi; mentre stavo chiudendo la porta di casa spunta dalle scale la signora del piano di sopra: “Buonasera signorina, c’è un suo amico che l’aspetta sotto”. Io la guardo perplessa e, incuriosita, chiedo: “Ma come fa a sapere che si tratta proprio di un mio amico?” Lei, serafica e sorridente, forte della sua logica inoppugnabile: “Eh, è un ragazzo alto coi capelli lunghi…”

Giunge l’estate e, in un assolato pomeriggio di luglio, rientro a casa dal lavoro e incontro sul pianerottolo la mia dirimpettaia con la figlia, una signora sui sessant’anni, che ancora non conoscevo.
La vicina mi presenta come la nuova condomina e sua figlia, sorridendo, mi dice: “Ah! Ma quindi è lei la signorina che frequenta solo capelloni giganteschi!” – Sì, ha detto proprio “giganteschi”, e a questo punto mi pare utile specificare che i tre maggiori frequentatori di casa mia effettivamente sono sul metro e novanta, e che trattasi di tre miei amici. Amici e basta (va bene, la Bestia è un ex ma, da ormai due anni, siamo solo amici).

Neanche venti giorni dopo, scene da un condominio, ennesima puntata: è mattina e sto stendendo il bucato prima di andare al lavoro. Spunta anche l’anziana dirimpettaia: “Buongiorno signorina, vedo che stende solo cose da donna.” Io rispondo, educatamente: “Per forza signora, qui abito solo io”, lei serafica: “Eh, ancora non ha deciso quale capellone prendere come inquilino fisso?!”
Appena mi sono riavuta dall’esser rimasta di sale, ho informato la signora che i capelloni che bazzicano casa mia sono miei buoni amici, e basta, ma lei mi ha guardata ridacchiando, come a dire “sei furba tu!” ed è rientrata in casa dicendo: “Peccato, un bel ragazzone grande ci vorrebbe proprio nella scala, CHE NON SI SA MAI”!!!

Questa mattina esco di casa per venire al lavoro e, sul pianerottolo, incontro una combo decisamente letale: la solita anziana dirimpettaia (che non vedevo da un po’) insieme alla signora del secondo piano; mi guardano e già tremo.
Prende il via l’ennesima conversazione surreale:
Anziana dirimpettaia: “Buongiorno signorina, allora ha finalmente scelto un fidanzato definitivo!” (si, è un’affermazione la sua)
Vicina: “Ah, guardi, tra tutti quelli che ho visto finora (ammiccamento nella mia direzione), questo è sicuramente quello più particolare, ma non mi pare male come giovanotto.”
Sorridono, sinceramente felici per me, che ho smesso di saltare di fiore in fiore per accasarmi definitivamente.
Non so se non mi sono sentita di frantumare la loro gioia mattutina o se ero troppo basita per reagire, ma ho biascicato uno “scappo al lavoro, buona giornata” e sono andata via.
Adesso è dalle 8,40 che mi chiedo: ma a chi diavolo si riferivano questa volta?! Chi sarà mai il mio fidanzato ufficiale secondo il condominio?!

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“Le categorie sociologiche autorizzano a circolare nella società senza curarsi dell’individualità insostituibile di ciascun uomo.”

L’essere soli è ancora visto come una grave sventura, e sempre più spesso mi capita che le più svariate persone (fermi tutti: mia madre ci ha rinunciato quando ho lasciato il mio ultimo fidanzato “serio” – nel senso: l’ultimo fidanzato che hanno conosciuto anche i miei genitori – ormai quattro anni fa), dicevo: capita che le più svariate persone tirino fuori dal cilindro una spiegazione non richiesta del perché io non sia al momento accasata. Per fortuna hanno quantomeno smesso di presentarmi soggetti improponibili.
La più gettonata è la sempre verde affermazione “Non è che dovresti cambiare genere? Finché continuerai a frequentare rockettari, metallari, -ari in genere… Perché non provi con un impiegatuccio qualunque? Magari invece è la persona giusta!”
Ora, innanzitutto “i metallari”, se proprio dobbiamo applicare una definizione socio culturale, oltre ad ascoltare un determinato genere di musica, rientrano nelle più svariate categorie professionali, visto che, essendo persone normali, hanno un lavoro, o lo cercano, come tutti.
In secondo luogo, le persone non sono quello che fanno: non sono il loro lavoro, non sono le loro passioni, non sono le loro frequentazioni, la loro religione, la loro idea politica.
Le persone sono persone, belle o brutte, stupide o intelligenti, e così via.
Questo continuo etichettare le persone sulla base di una loro qualunque caratteristica predominante, che sia una passione o il lavoro o il ceto sociale, è irritante e riduttiva: in quale definizione dovrei quindi ingabbiarmi io? La metallara, l’impiegata, la dottoressa, la stronza, quale?
Il fatto che io abbia una passione smisurata per la musica, e ascolti e segua generi anche diversissimi tra loro, non conta nulla a quanto pare: il tratto dominante è quello metallaro e quindi mal me ne incolga: sono condannata alla delusione eterna.

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Oltre a questi dubbi profondamente esistenziali nonché sociologici, quel che mi lascia interdetta è questa equazione metallaro = uomo sbagliato. A parte che ho amici, metallari o rockettari che dir si voglia, che stanno insieme da una vita, o che addirittura si sono sposati e riprodotti, questa affermazione altro non è che un pregiudizio travestito da buon consiglio (non richiesto, ovviamente), anche perché sono uscita e sono stata financo fidanzata con uomini molto diversi tra loro, anche nei gusti musicali, oltre che nello stile di vita.
Per carità, la mia famiglia di amici e la maggior parte delle mie frequentazioni proviene da quel mondo (ma poi perché devo chiamarlo “mondo”, come se fosse un pianeta diverso, di brutti, sporchi, cattivi e satanisti. Non dimentichiamo che satanisti è ancora il primo pregiudizio che deve subire chi ascolta un certo genere di musica – comunque, era per farvi capire!), ma questo accade a tutti: tendiamo a legare maggiormente con chi ha passioni simili alle nostre, con le persone con cui condividiamo determinate attività, che sia andare ai concerti o infornare torte.
Io non intendo cambiare giro, amici o interessi solo per trovare un uomo, anche perché il motivo per cui non sono fidanzata non è che voglio per forza un fidanzato metallaro anche se con i metallari – secondo il popolo – non può funzionare, il motivo principale è che io sono difficile e la maggior parte delle persone si lascia mangiare viva dalle paranoie.

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“Se il mondo è pieno di prepotenti, la colpa è di chi non lo è.”

“Fatece largo che passamo noi!” – ma come noi chi? Noi noi, i bulli; o meglio: il bullo che si annida dentro ognuno, anche nella persona più dolce ed equilibrata che esista (che, detto per inciso, NON sono io.)
Proprio in questi giorni in cui il tema del bullismo, dopo il pestaggio da parte della ormai temutissima bionda di Bollate, è tornato tristemente di moda, ci sono caduta anche io.
Ebbene si: sono una persona orribile e il karma mi punirà per questo, ma, onestamente, è stato divertente. Ho provato un sottile piacere nel ferire, per quanto superficialmente, questa persona, soprattutto perché avevo un pubblico, e poi ne avremmo riso insieme.

Venerdì sera, locale notturno strapieno, siccome tra gli altri suona il gruppo di un caro amico, siamo in molti lì per il concerto, e ci conosciamo un po’ tutti. Il mio gruppetto si amalgama bene anche con chi è solitamente più esterno al nostro giro abituale di uscite, e fioccano frizzi lazzi, risate, ricchi premi e cotillon.
Ad un bel momento, dalla nostra posizione rialzata rispetto al resto della sala avvisto lei: la Bidella, che come ogni volta sta seguendo come un setter il mio ex e, come ogni volta, lo sta fissando con sguardo adorante.


A questo punto, però, mi vedo costretta a fornirvi quantomeno una sommaria descrizione della sunnominata, anche a parziale spiegazione del mio infimo comportamento.
La Bidella è tale perché ricorda, giustappunto, l’operatrice scolastica rubiconda che tutti hanno incontrato alle medie, solo che lei non ha realmente i sessant’anni che dimostra nell’aspetto e nel look. In più, ha scoperto il rock ‘n’ roll e la vita notturna solo da un paio di anni in qua, quando ha conosciuto la Bestia (ovvero il mio ultimo ex ufficiale) e gli si è accollata come una cozza – lui ha un po’ l’hobby di raccattare casi umani, purtroppo.
Questo insieme di cose (l’amore per la Bestia e la scoperta della musica) l’ha resa lievemente compulsiva e lievemente ossessiva, ed ha iniziato a seguirci nel nostro peregrinare tra locali e concerti, anche quando si andava a vedere gente che lei non aveva manco sentito nominare.
Fin qui, a parte chi ci chiedeva se fosse la madre di qualcuno, nessun problema a trovarsela intorno, finché, sventura volle che venisse invitata, da un mio amico scemo, ad una festa ad alto tasso alcolico, sfociata, come spesso accade, in un “momento galline” della peggior specie. In quel frangente si parlava ovviamente di sesso (che “momento galline” sarebbe, altrimenti?), con una particolare digressione sulle persone con cui ognuna avesse avuto una maggiore intesa, digressione che ha permesso alla Bidella di scoprire che:
– io e la Bestia abbiamo avuto una storia durata un anno,
– il perché la Bestia è soprannominato la Bestia,
– il non trascurabile dettaglio che io ne rimpiangessi le performances (ogni tanto mi capita anche adesso, la verità)
– il motivo per cui lui è affettuoso solo con me e mi apre la portiera della macchina.
Questo insieme di informazioni ha sconvolto la povera Bidella, che – oltre a confessare il suo desiderio per la Bestia, accompagnando il tutto con oscuri suoni gutturali – ha deciso secondo un ineccepibile sillogismo aristotelico che il solo motivo che teneva la Bestia lontana da lei, ero io. Che culo, eh?
La persecuzione ai miei danni è iniziata in quel momento, all’incirca un annetto fa, ma essendo lei tragicamente buonista ha iniziato la sua guerra psicologica con i suoi mezzi: perseguitandomi ovunque e cogliendo ogni minima occasione di dialogo per rifilarmi infiniti pistolotti morali sulla necessità di abbandonare il passato per dirigersi verso nuovi lidi (inutile dirle che in quel periodo uscivo con Calimero – che ancora non aveva rivelato la sua natura pulcina) e augurarmi di trovare presto un nuovo amore che mi avrebbe resa felice (portandomi una sfiga infinita che temo perduri ancora oggi).
Una sera mi ha tenuta fuori al freddo, frapponendosi tra me e la portiera della macchina, per talmente tanto tempo che il giorno dopo mi è venuta la bronchite.

Credevo di essermene liberata ormai da un po’, e invece venerdì rispunta, ovviamente appiccicata alla Bestia, in occasione di un live.
Quando l’ho avvistata, ho subito chiamato Rita (il cinico soggetto che avete conosciuto qui), per farle vedere questa persona di cui le avevo molto parlato, e mentre tutti confermavano che si, somiglia proprio ad una bidella rubiconda, ho annunciato: “vado a fare la stronza!”, precipitandomi verso di loro e saltando al collo della Bestia.
Lui mi ha circondato la vita con un braccio e, mentre parlavamo del concerto, è intervenuto il suo amico asserendo che scopriva in quel momento che anche la Bestia sapeva essere affettuoso. Ora, potevo forse lasciarmi sfuggire un’occasione servita così su di un piatto d’argento? No.
Mi sono comportata come la peggio mean girl dei peggio film adolescenziali ammerigani e tra un paio di bacetti e un paio di carezze ho spiegato che lui in realtà con me è sempre stato ed è sempre affettuoso, perché mi vuole bene (Conversazione: – Bestia, mi vuoi bene? – Ma certo che ti voglio bene! – visto? Mi vuole bene!) e che abbiamo anche una foto in cui ci baciamo! “Ma come non ci credi? Ecco qua, guarda!” con pronta esibizione della foto medesima. La Bidella a quel punto era verde, mentre il mio pubblico in galleria se la rideva tra un “che troia!” e l’altro.
Insomma, un’idiota che manco i cani, sembravamo la cheerleader scema avvinghiata al quarterback tronfio della peggior iconografia da film per teenager, ma in realtà ero solo un grosso alano che, davanti ad un piccolo pechinese stortignaccolo, piscia sul suo muretto preferito.
– intanto lui però mi accarezzava la schiena, forse dovrei considerare l’idea di tornare sul punto… –
Ero soddisfatta della mia piccola, meschina vittoria? Si, confesso di si.
È stato divertente? Sì, non posso negare che lo sia stato.
Ne vado fiera? No, ma neppure me ne pento.
Per una lunga serie di ragioni, le persone che si attaccano alle altre modello sanguisuga, mi terrorizzano a morte, e sono disposta ad usare tutti i mezzi (e i mezzucci) necessari a tenerle lontane da me e dalla mia vita.
Ma non è solo questo: è che c’è un piccolo piacere perverso a lasciar emergere la nostra parte cattiva, ogni tanto e, per quanto possa sembrare orribile, ed essere ingiusto, è dannatamente liberatorio.

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“Coloro che leggono molti libri vivono in un sogno, e il veleno sottile che penetra nei loro cervelli li rende insensibili al mondo reale.”

Una passione smodata per la lettura è una delle peggiori sventure che possano capitarvi in dote fin da bambini: è giusto che la gente lo sappia e la smetta di incoraggiare i propri figli ad aprire la propria mente e a stimolare fantasia e capacità cognitive leggendo.
Certo, poi ci sono i casi davvero disgraziati, ci sono quelli come me, che con questa “malattia” ci sono proprio nati e non sanno farne a meno, tanto che quando soffro o sono preoccupata per qualcosa non divento inappetente (nei casi più gravi, anche: una combinazione letale!), ma smetto di leggere. Non ci riesco, mi si chiude l’emisfero sinistro – probabilmente perché il destro dà di matto.
I miei genitori erano così felici di questa mia inclinazione, che l’hanno coltivata e nutrita, ricoprendomi di libri, fiabe sonore, giornalini, fumetti, romanzi fin dalla più tenera età, aggiungendovi poi i film perché anche quelli, vogliamo mica dimenticarceli? Erano così fieri di avere una figlia che non faceva i capricci per ottenere giocattoli e merendine, ma che a otto anni ha rivoltato tutta la Standa finchè non le hanno comperato la versione integrale di “Piccole donne”… – Maledetti, pagheranno anche questa!

Suppongo che ancora non vi siate accorti del pericolo che cela il crescere leggendo, ma non temete, vado subito a disvelare l’arcano.
Troppi libri, troppi film, troppa musica, in generale troppe storie, hanno distorto irrimediabilmente la mia capacità critica e minato per sempre la capacità di tenere i famosi “piedi per terra”, con conseguenze tragiche per la mia psiche.
Il fatto è questo: una mente così iperstimolata diventerà inevitabilmente una mente fantasiosa, e tu inizierai a fantasticare su ogni cosa, creando mondi meravigliosi, certo, ma dando anche forma al nemico numero uno dell’uomo e della donna moderni: LE ASPETTATIVE.
Avere delle aspettative, negli anni ’10 (e fin dagli anni doppio zero, aggiungo) è deleterio, perché sono così raramente realizzabili, e costano un tale sforzo personale, che è meglio averne poche alle volta, piccole e ben distribuite, per non rischiare di incappare nella frustrazione e nella rabbia che le aspettative deluse sempre portano con sé, e non essere costretti a spendere una fortuna in termini di tempo e danaro, per una terapia psicologica finalizzata ad imparare a gestire i fallimenti personali e il crollo dei sogni.

Il dramma è che tenere a bada una mente così ricca di storie aneddoti e spunti è un’impresa titanica, e molto spesso impossibile.
Ma chi, almeno una volta nella vita, non ha sperato nel colpo di scena sensazionale, quello che ribalta completamente la situazione, rovesciando le sorti del protagonista con qualcosa di totalmente inaspettato, se non insperato?
Chi non si è trovato, dopo un appuntamento tanto atteso, ma poi andato male, a cercare di prolungare il più possibile la serata, dilatando persino il tempo normalmente impiegato per attraversare la strada ed aprire il portone di casa, invocando il classico finale di centinaia di romanzi e film d’amore, con l’altro che all’improvviso ti rincorre e finalmente ti bacia/dice che ti ha sempre amato/chiede di sposarlo, insomma, quel che più desideravate accadesse?
Ecco: io sono campionessa mondiale di uscite di scena rallentate (e non solo per quanto riguarda le situazioni sentimental/sessuali) e vivo, mio malgrado, in costante attesa del brivido del colpo di scena, di quell’impensabile che all’improvviso ti cambia la vita che sia trovare l’uomo dei sogni (si, va beh, non ci credo così tanto) o incontrare John Galliano e diventarne la musa.

Vi renderete conto da soli che, per quanto possa essere bello avere un variegato mondo interiore, nella vita questo conduce ad un duplice ordine di conseguenze- e spesso l’una non esclude l’altra.
Reazione numero 1: siccome hai fatto un tot di anni di analisi ti conosci bene, cerchi di tenere a tutti i costi i piedi per terra, facendo della razionalità la tua bandiera, cosa che ti impedisce di intuire anche i più eclatanti messaggi emotivi (leggi: ti rendi conto che uno ci sta provando solo quando sei contro un muro e le sue labbra sono pericolosamente vicine alle tue/Galliano ti invia un contratto di assunzione in qualità di “musa”, già ampiamente sottoscritto da lui).
Reazione numero 2: speri talmente tanto che una cosa accada il tal giorno in tal modo che poi, quando non succede, dai fuori di matto e passi una giornata (solo una perché sei andata un tot di anni in analisi!) a piangere ad intervalli regolari, disperandoti perché la tua vita è infame, ingrata, non va dove vorresti che vada, mai una gioia, terremoto e tragedia.

Ecco: è esattamente quanto mi è accaduto sabato scorso.
Pur applicando all’affairemr. Wrong la reazione numero 1 con ostinazione e pervicacia, ogni tanto scivolo nella numero 2, di conseguenza avevo ormai deciso che venerdì ci saremmo visti per bere questa ormai famosa birra (lo avevo deciso perché io ero libera da impegni, fondamentalmente); quando la cosa non si è verificata ho dato fuori di matto avuto una reazione inconsulta – complice anche una sindrome premestruale decisamente aggressiva – e mi sono disperata per quasi tutta la giornata di sabato, perché i mie piani vanno sempre a monte e i miei desideri, anche più piccoli, non si avverano mai.
– Lo so, me ne rendo conto anche io.
Oggi.

I rimedi per questo genere di cose, si sa, sono piuttosto classici, e quindi il risultato finale del film che mi ero fatta si può sintetizzare nel seguente modo:
– acquisto online di un fantastico tappeto in stile shabby per il mio bagno,
– cena fuori con amici, rigorosamente cinese perché in questi casi ci vogliono le schifezze
– sbronza colossale e dominio delle piste da ballo fino alle sei del mattino.
Considerato che la mia mente, allenata da letture continue e variegate fin dalla più tenera età, è in grado di partorire intere saghe televisive, direi che mi è andata bene, e che quelli devoluti alla mia analista sono stati soldi decisamente ben spesi.

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